Swizz Baetz in conversation with Max Richter

Amano avventurarsi in territori inesplorati il musicista Max Richter e Swizz Beatz, rapper e produttore discografico. Alla scoperta dei contrasti, come quelli tra l’irrazionalità di un brano, l’eleganza degli abiti e il genio di Virginia Woolf.

Max Richter: Molte delle idee presenti nel lavoro dei creativi, se vai a scavare, affondano le loro radici nell’infanzia; e la decisione di Kim di dedicare questa sua sfilata a Virginia Woolf non fa eccezione. L’anno scorso, nel corso di una telefonata, mi raccontò dell’ossessione che, da bambino, aveva sviluppato per la scrittrice. «Ero solito recarmi in pellegrinaggio alla sua casa, con in mano un quaderno e matite colorate», mi disse. «E stavo seduto lì davanti, per ore, a disegnare e fantasticare».

Swiss Beatz: So che anche tu sei legato in particolar modo a questa scrittrice. 

M.R. Nel 2015 ho composto le musiche di Woolf Works, un balletto in tre atti basato sugli scritti di Virginia Woolf. Lavorare alla musica di questa sfilata è stato come rifare lo stesso viaggio, anni dopo, ma con nuovi occhi. Ho reinterpretato le musiche di quel progetto, infondendovi nuove idee, alcune delle quali  scaturite dalle immagini dei preziosi libri di Virginia Woolf che fanno parte della collezione di Kim. Ma la vera novità è l’avere incluso nella musica, questa volta, alcune lettere d’amore tra Virginia e Vita. Che forza, e che musicalità possono avere le parole d’amore! 

S.B. Io e Kim spesso parliamo di libri rari e preziosi: è una delle passioni che ci accomuna, oltre alla musica, ovviamente. 

M.R. Come nasce questa tua ultima collaborazione con Kim?

S.B. Un po’ per caso: si è imbattuto in un mio brano sul mio account Instagram e mi ha chiesto se potevo generare una musica dal sound simile in esclusiva per la sua sfilata. Quando poi ne ho visto il video, sono rimasto a bocca aperta: proprio non mi aspettavo quel contrasto tra l’irrazionalità espressa da quelle note e la bellezza e l’eleganza degli abiti! È stato come averle ascoltate per la prima volta. L’ennesima riprova di quanto sia importante, per noi musicisti, uscire dal proprio orticello e avventurarsi verso territori inesplorati, collaborando con creativi di altre discipline: si finisce inevitabilmente con lo scoprire nuove sfaccettature della propria arte, e persino di se stessi.

M.R. E solitamente, ci si diverte di più!

S.B. Divertirsi, nel nostro lavoro, è importantissimo, anche se si tende a dimenticarlo. Quanto vorrei potermi svegliare la mattina e dirmi: oggi compongo una hit! Ma non funziona così: i miei pezzi di maggior successo sono nati quasi sempre quando mi sono chiuso in studio senza alcun particolare obiettivo in testa, se non quello di passare qualche ora piacevole a “giocare” con le note e gli strumenti. Ed ecco che, quando meno te lo aspetti… magia! È la hit a venire da te, senza bisogno di cercarla. 

M.R. È successo così tante volte anche a me! Penso in particolar modo a quel che ho composto subito dopo essere diventato padre. Ero morto di sonno in quel periodo, e trovavo un po’ di tempo per la musica solo la sera dopo cena. Tanti anni dopo, riascoltando quelle tracce composte in quel periodo così felice della mia vita, per puro svago, sono rimasto profondamente colpito dalla loro qualità. 

S.B. È proprio vero che l’ispirazione ama la libertà. Ma dimmi, Max: quando hai realizzato di avere una forte passione per la musica? 

M.R. Da bambino. Ricordo che da piccolo ogni suono, persino l’abbaiare di un cane, mi affascinava. In famiglia ero considerato una sorta di alieno, perché ero l’unico ad avere questa inclinazione. Oggi, la musica è la mia vita, l’aria che respiro, la mia ossessione. Ne ho un bisogno costante. Persino quando compongo, nel silenzio dello studio, avverto la mancanza di una radio accesa in sottofondo!

S.B. (Ride) Siamo in due, anche la mia è una vera e propria ossessione! A volte mi chiedono: «Perché fai musica?». E io rispondo: «Perché non dovrei?». La musica è il motivo per cui mi alzo dal letto: mi accompagna tutte le ore del giorno, sette giorni su sette; mi aiuta a pensare meglio e tonifica il mio umore. E ti dico di più: l’assenza di musica durante questa nostra conversazione sta iniziando ad infastidirmi! (Ride)

M.R. (Ride) Eppure devo confessarti che ultimamente, nel vivere questa mia ossessione, mi scopro alla ricerca di un senso più profondo: ci sono già così tanti dischi nel mondo, c’è davvero bisogno che ne aggiunga altri? Ma poi penso alla colonna sonora della sfilata di Kim, ispirata dal genio di Virginia Woolf, e mi dico che la musica, con quel suo potere di dar corpo a sentimenti profondi e suscitare dubbi e domande, può aiutarci a diventare persone migliori. E la via da percorrere torna ad apparirmi chiara. 

Testo raccolto da Michele Fossi, pubblicato su Vogue Italia, aprile 2021



Swizz Beatz (nome d’arte di Kasseem Dean) è un rapper, produttore discografico, dj, collezionista d’arte e imprenditore newyorkese. Insieme a Timbaland, nel marzo del 2020 ha lanciato Versuz, piattaforma di streaming nota per le “DJ-Battles”, nelle quali due artisti musicali, soprattutto R&B e Hip Hop, ripropongono i loro maggiori successi. Dal 2010 è sposato con Alicia Keys.



Definito da “The Economist” «l’architetto di una rivoluzione elettronica post-minimalista ai confini della musica classica», Max Richter è un compositore tedesco-britannico. Sua è la colonna sonora della prima sfilata Haute Couture di Kim Jones per Fendi Primavera 2021, lo scorso gennaio a Parigi, ispirata alle opere di Virginia Woolf.

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