Casalinghe non disperate

Casalinghe, Non Disperate. Devote ai mariti e regine della casa, come negli anni 50. Il movimento delle #tradwives è in continua crescita. Evidentemente anacronistico, eppure: «Non ci crederete, ma così siamo davvero felici».

 

Fanno capo all’hashtag #tradwives e costituiscono un movimento online, in continua crescita, di casalinghe che, tra ricette di torte e segreti per un bucato impeccabile, promuovono l’orgoglio di aver abbracciato uno stile di vita matrimoniale all’insegna della tradizione: il marito, capofamiglia, fuori a lavorare, e la moglie a casa a occuparsi dei figli e delle faccende domestiche. Orgogliosamente anacronistiche appunto, e diventate un piccolo fenomeno di costume, di cui si sono occupati i media internazionali. «Dopo anni di lotte per la parità di genere, molte di noi si sono convinte che una distinzione netta dei ruoli tra uomo e donna contribuisca all’armonia familiare, disinnescando il rischio di una guerra tra i sessi», spiega una portavoce del movimento, Alena Kate Pettitt, inglese, fondatrice di The Darling Academy, una scuola online di buone maniere per casalinghe. «Le donne che la pensano come noi sono sempre esistite, solo che oggi, grazie alla rete, siamo visibili. Nel bene e nel male: da un lato, possiamo scambiarci esperienze sentendoci meno isolate; dall’altro, l’orgoglio per questa scelta di vita ci ha scatenato contro una pioggia di accuse: da aver tradito gli ideali del femminismo a essere vicine ideologicamente al suprematismo bianco». Pettitt le rispedisce tutte al mittente. «Altro che estrema destra: siamo un movimento tradizionale, sì, ma aperto e tollerante, con donne di ogni etnia e religione. E quale tradimento della causa dell’emancipazione femminile: siamo noi a fare questa scelta di vita, perché ci rende più felici. La società odierna non ci capisce, perché sì è dimenticata che vivere per i propri cari e passare la giornata a infondere amore in ogni dettaglio della casa può essere fonte di grande appagamento per una donna. Senza parlare del maggior tempo libero che una casalinga, rispetto a una donna in carriera, può consacrare alle proprie passioni: c’è chi ascolta podcast, chi studia le lingue; io ho scritto due libri. Housewives, sì, ma molto meno desperate di quanto non si creda». E anche se sul sito di Pettitt si celebra il piacere dimenticato «di sottomettersi al marito e viziarlo come fossimo nel 1959», sarebbe sbagliato, spiega, tacciare il movimento di anacronismo. «Siamo il frutto del nostro tempo: una reazione ai decenni in cui alle donne è stato promesso: “puoi avere tutto: famiglia e carriera”, senza considerare quanto questo potesse risultare, per molte, massacrante, causa di frustrazione e infelicità», precisa. «Occorre poi far chiarezza su ciò che intendiamo per accettabile o meno in materia di “sottomissione” al marito: dare l’ultima parola a un uomo che non ci ama, e nel peggiore dei casi che ci usa violenza, non fa certo parte del programma». Certamente nostalgici, infine, i riferimenti estetici nell’abbigliamento «Non seguiamo la moda in senso stretto, ma ci ispiriamo allo stile anni 50 e 60, quando la casalinga, considerata ancora importante nella società, era celebrata dall’industria della pubblicità e da Hollywood. A riassumerlo, la celebre regola d’oro di Edith Head, la costume designer delle dive: “Un vestito deve essere abbastanza stretto per mostrare che sei una donna e abbastanza lento per mostrare che sei una signora”». ____

 

Text by Michele Fossi

Published in Vogue Italia, May 2020

 

Madri felici e mogli devote, come negli anni 50 in uno scatto di Steven Meisel (Vogue Italia, Ottobre 1997

 

 

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