Ertharin Cousin: The Woman Who Feeds the World

«Da un lato abbiamo le cosiddette “crisi alimentari acute”, si pensi alla Siria, Haiti, il Sud Sudan, causate solitamente da disastri naturali, guerre ed epidemie, per arginare le quali la distribuzione tempestiva di aiuti alimentari rimane, oggi, come in passato, la strategia più efficace. E poi vi è la “malnutrizione cronica”, responsabile di una silenziosa ecatombe che non conquista, se non di rado, i titoli dei giornali, con la quale convivono quotidianamente 805 milioni di persone nel mondo. Più che aiuti alimentari, per eradicarla occorre distribuire soluzioni pratiche, a lunga durata». Ertharin Cousin, l’energica e carismatica dodicesima presidente del Programma Alimentare Mondiale (in inglese World Food Program, da cui l’acronimo WFP), in carica dal 2012, non ha dubbi: la più grande organizzazione umanitaria mondiale con sede a Roma (13500 dipendenti impegnati ad assistere 90 milioni di persone in 80 paesi) deve portare a termine la radicale trasformazione, avviata alcuni anni fa, da rete mondiale «per gli aiuti alimentari» a rete «per l’assistenza all’alimentazione». La differenza non è da poco, spiega la «45esima donna più influente del mondo» secondo Forbes, nominata nel 2009 da Barack Obama Ambasciatrice degli Stati Uniti presso le agenzie agro-alimentari delle Nazioni Unite. «Se sapremo mettere in grado i diseredati di nutrire se stessi, entro il 2025 possiamo sperare di eradicare la fame dal pianeta. Non è il vaneggiamento di un’inguaribile ottimista, ma un obiettivo realisticamente raggiungibile.» Nel giro di pochi anni, racconta soddisfatta l’ex-ambasciatrice, il WFP ha dato prova di essere un grande catalizzatore di innovazione nel settore della lotta alla malnutrizione cronica. «Tra le principali novità, abbiamo quella del “Cash & Vouchers”, ovvero la fornitura di piccole somme di denaro in contanti o di buoni alimentari con cui i nostri beneficiari, 8 milioni di individui in 56 diversi paesi nel 2013, possono ottenere gli alimenti di cui più hanno bisogno. Grazie alle nuove tecnologie, spesso questa modalità di assistenza prende la forma di “cibo digitale”: attraverso SMS, carte di credito ricaricabili, e badge biometrici, che riconoscono l’impronta digitale del beneficiario, riusciamo a distribuire aiuti capillarmente sul territorio, con livelli di efficienza impensabili in passato». Perché distribuire denaro e non cibo? «Oggi sappiamo che nella maggior parte dei casi, la fame cronica non dipende da penuria di cibo nella regione, ma dalla mancanza di mezzi per acquistarlo. I vantaggi di questo approccio sono molteplici: da un lato tagliamo i costi, e le inevitabili perdite, legate al trasporto degli alimenti per lunghe distanze. Dall’altro, a fronte di investimenti spesso minimi, otteniamo di iniettare nuova linfa nei mercati agricoli locali, dove i piccoli produttori vendono i loro prodotti». Il successo della lotta alla fame, sottolinea Cousin, è legato a doppio filo allo stato di salute delle micro-economie rurali. «Il 70% delle persone malnutrite vive nelle campagne. La maggioranza, paradossalmente, lavora la terra. Per venire in loro aiuto, distribuiamo ad esempio varietà di sementi più resistenti alla siccità e finanziamo la costruzione di silos: per mancanza di strutture di stoccaggio idonee, il 40% dei raccolti oggi va perduto», lamenta Cousin. «Ma soprattutto, invitiamo i contadini ad abbracciare modelli agricoli incentrati sulla diversificazione delle colture», prosegue, «uno degli accorgimenti più efficaci, già oggi per ridurre il rischio di carestie, e, in futuro, l’impatto dei cambiamenti climatici». Tra le priorità assolute dell’agenda del WFP vi è, in particolare, il “women’s empowerment”, il sostegno alle donne, ottenuto soprattutto favorendo la formazione di cooperative agricole, «perché la loro voce sia più forte». Le donne beneficiano inoltre di un’assistenza alimentare speciale, calibrata sulle loro specifiche esigenze nutrizionali. «La sola carenza di ferro miete, ogni anni, 110mila vittime tra le donne incinte». «Quando la fame colpisce le donne», osserva tristemente Cousin, «a pagarne le conseguenze sono soprattutto i bambini». Quelli nati sottopeso perché la madre ha sofferto la fame durante la gravidanza (19 milioni ogni anno), denuncia il WFP, hanno 20 volte in più la probabilità di morire durante l’infanzia; molti di loro avranno, per tutta la vita, difficoltà di apprendimento e una salute cagionevole. «Oggi sappiamo che destinare aiuti economici direttamente alle donne è la strategia più efficace per combattere la malnutrizione infantile: dati dal Brasile ci dicono che, mettendo i soldi direttamente in mano alla madre, la probabilità di sopravvivenza di un bambino aumenta del 20%. E se lo sguardo di chi, come Cousin, si trova a coordinare la distribuzione di 4,4 miliardi di dollari di aiuti ogni anno è necessariamente attento alle statistiche, il suo mestiere di direttrice del WFP, assicura, non è fatto solo di grandi numeri. «Ci sono anche piccole storie personali, raccolte sul campo. Facce, parole, voci che, inspiegabilmente, si fanno strada più in profondità di altre nel tuo cuore, che risultano impossibili da dimenticare». Come quelle dei bambini che, pochi mesi fa, giocavano felici, racconta, all’interno di una tenda del campo profughi al confine con il Sud Sudan sconvolto dalla guerra civile. «Ero seduta con le loro madri, che mi raccontavano di aver percorso a piedi centinaia – ripeto, centinaia – di chilometri, sotto il cocente sole africano, per sfuggire alla fame. Alla vista di quei bambini felici, in salute, mi sono commossa: ho pensato che, senza il nostro aiuto, non ce l’avrebbero fatta. Come comunità internazionale, mi sono detta, possiamo raggiungere obiettivi straordinari». A pochi chilometri di distanza, nel vicino campo nella regione etiope di Gambela, Cousin è invece testimone di un’esperienza di segno opposto, traumatizzante. «Stavo discutendo dello stato di salute dei rifugiati con un medico quando siamo stati investiti da un urlo terribile, animalesco. Mi sono voltata. A terra c’era una donna che si contorceva sconvolta dal dolore. I bambini si sono spaventati, e hanno iniziato a piangere. Ho chiesto al medico cosa fosse successo, pur conoscendo dentro di me la risposta: «Ne abbiamo perso uno», mi ha risposto. Non credo potrò mai dimenticare mai quel grido». Eppure, sottolinea Cousin, sarebbe sbagliato lasciarsi abbattere dai singoli insuccessi: «Siamo sulla buona strada: il numero di persone malnutrite nel mondo è calato di 200 milioni di unità in soli tre anni; 63 paesi hanno già raggiunto il “Millennium Development goal” delle Nazioni Unite di dimezzare la proporzione del numero degli affamati. Ma per raggiungere l’obiettivo “Zero Hunger”, abbiamo un bisogno crescente di donazioni private: oltre il 90% dei nostri fondi arriva dai governi, ma in massima parte gli accordi internazionali ci vincolano a destinarli solo al tamponamento di crisi alimentari “acute”». Tra i maggiori successi della leadership di Cousin c’è proprio un forte aumento delle donazioni al WFP da parte di comuni cittadini. «Dare il proprio contributo alla causa è semplice: basta iscriversi alla comunità online del WFP, che recentemente ha superato il milione di membri, per partecipare, con donazioni anche di pochi euro, a uno dei nostri progetti sul campo: ad esempio finanziando buoni pasto per le scuole, uno degli strumenti più efficaci per combattere la fame infantile, ma anche per favorire la scolarizzazione nei paesi in via di sviluppo. La lotta alla fame», conclude, «non riguarda solo i capi di stato, ma ci chiama tutti all’azione, nessuno escluso».

Pubblicato su Vogue Italia, Maggio 2015

Exerpt

“On the one hand we have the so-called ‘acute food crises’, just think of Syria, Haiti, South Sudan, usually caused by natural disasters, wars and epidemics, to control these a timely distribution of food assistance remains, now as it did in the past, the most efficient strategy. And then there’s the “chronic malnutrition”, responsible for a silent hecatomb that does not capture, if not rarely, the titles of the newspapers, but with which daily 805 million people around the world live. More than supplying food assistance, to eradicate it, it is necessary to provide long-lasting practical solutions”. Ertharin Cousin, the energetic and charismatic twelfth president of the World Food Program, WFP, in charge since 2012, has no doubts: the biggest world humanitarian organization with its headquarters in Rome (13500 employees engaged in helping 90 million people in 80 countries) has to complete its own radical transformation, that began several years ago, from world network “for food assistance” to a network “to assist feeding”. The difference is not slight, explains she who, according to “Forbes”, is the “45th most influential woman in the world”, nominated in 2009 by Barack Obama US Ambassador at the United Nations Food and Agriculture Agencies. “If we are able to help the deprived feed themselves, by 2025 we can hope to eradicate hunger of the planet. This is not the raving of an incurable optimist, but a realistically achievable aim”.

In just a few years time, recounts the ex ambassadress satisfied, the WFP proved to be a great catalyzer of innovation in the fight against the chronic malnutrition sector. “Amongst the main innovations, we have that of Cash & Vouchers, or rather the supply of small sums of money in cash or food vouchers with which our beneficiaries, 8 million people in 56 different countries in 2013, can get the food they need. Thanks to the new technologies, often this method of assistance takes the form of “digital food”: via sms, rechargable credit cards and biometric badges, that recognize the digital imprint of the beneficiary, we are able to distribute assistance in a capillary way throughout the territory, with levels of efficiency that were unthinkable in the past”.

Why distribute money and not food? “Today we know that, in the most part of the cases, chronic hunger does not depend on the shortage of food in the region, but on the lack of means to buy it. The advantages of this approach are multiple. On the one hand, we cut costs, and the inevitable losses linked to the transport of foods for long distances. On the other, with often minimum investments, what we obtain is that we inject new lymph into local farm markets, where the small producers sell their goods”.

(…)

Published on Vogue Italia, May 2015

http://www.vogue.it/en/people-are-talking-about/vogue-arts/2015/06/ertharin-cousin-the-woman-who-feed-the-world

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