Eco-living: The Bike and the City.

«Sulla spinta del trend crescente del city-biking, stiamo assistendo alla nascita di vere e proprie nuove tipologie di design, come le aree di parcheggio, tunnel e ponti pensati esclusivamente per il traffico su due ruote», spiega Gavin Blyth, autore del libro fotografico “Velo City” (Prestel, 2014), dedicato al legame sempre più stretto tra bicicletta e architettura. «In particolare i ponti si stanno rivelando lo strumento d’elezione in mano agli urbanisti per snellire il percorso dei ciclisti dalle periferie al centro, e promuovere così efficacemente l’uso della bici come mezzo di trasporto alternativi all’auto per recarsi al lavoro». Con significativi risparmi di emissioni di Co2, certo, ma anche sorprendenti vantaggi in termini di salute pubblica: in base ad un recente studio danese riportato da The Guardian, chi si reca regolarmente a lavoro in bici avrebbe il 39% in meno di probabilità di ammalarsi di malattie croniche. Tra i più spettacolari figurano sicuramente  il “Peace Bridge” a Calgary, completato nel 2012 e firmato da Calatrava, e, a Madrid,  il ponte “Arganzuela” di Domique Perrault, ultimato nel 2011. «Nella loro radicale diversità – il primo presenta un futuristico “carapace” rosso, il secondo una struttura a forma di due coni che convergono al centro di un parco – entrambi sfoggiano quell’estetica “leggera”, ottenuta privilegiando coperture perforate, che rimanda istintivamente alla libertà del pedalare», spiega Steven Fleming, autore di “Cycle Space: Architecture and Urban Design in the Age of the Bicycle”. Un ideale estetico portato all’estremo dal ponte “Hovenring” di Eindhoven in Olanda, il paese bike-friendly per eccellenza, che oggi vanta ben due record mondiali: il maggior numero di piste ciclabili ed il maggior numero di ore passate sul sellino per abitante. Disegnato da IPV Delft, ha la forma di un imponente cerchio di 72 metri di diametro sostenuto da 24 cavi: un “disco volante” giustapposto ad uno dei più trafficati incroci del paese, che dal 2012 consente ai ciclisti di attraversare la nevralgica intersezione senza scendere di sella, sfrecciando beffardamente sopra le auto ferme al semaforo. Costruire sopraelevate per agevolare il traffico su due ruote è anche il principio che a Copenhagen – la città dove si trovano più biciclette che persone, e dove ogni giorno vengono “pedalati”, complessivamente 1,2 milioni di chilometri – ha ispirato la decisione di costruire, entro il 2026, ben 22 nuove piste interamente separate dal traffico, per un totale di 110 Km. «Saranno “autostrade per ciclisti”, che forniranno un efficiente alternativa per raggiungere il centro cittadino a chi abita in periferia», spiega Fleming. Il primo embrione di questa rete, il ponte Ågade, che collega il quartiere di Nørrebro con Frederiksberg, disegnato da Dissling + Weitling e completato nel 2008, è già diventato un landmark della capitale danese, celebrato in calendari e cartoline, il destino che, c’è da scommetterci, toccherà a quella che si annuncia essere la più ambiziosa opera ingegneristica a sostegno della bicicletta di tutti i tempi: il ciclopico progetto “SkyCycle”, firmato da Foster & Partners,  prevede a Londra la costruzione di  220 Km di piste ciclabili sopraelevate sfruttando i tracciati delle linee ferroviarie urbane, sul modello della Highline newyorchese. Se il progetto come sembra verrà presto approvato, questa rivoluzionaria rete stradale celeste, munita di ben 200 punti di accesso, consentirà ai ciclisti londinesi di accorciare fino a 29 minuti i propri tempi di percorrenza, offrendo al contempo viste mozzafiato sui tetti di Londra che, si prevede, catalizzeranno lo sviluppo dell’industria del turismo su due ruote nella capitale britannica.

Michele Fossi

Pubblicato su Vogue Italia, Giugno 2014

 

 

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