The master of video collage: Interview with Marco Brambilla

Da molti anni  Marco Brambilla, nato a Milano ma New Yorchese d’adozione, ha fatto del collage video il suo strumento d’elezione per indagare la relazione tra la società ed il concetto di “spettacolo” proposto dall’industria cinematografica. In molti dei suoi ironici e provocatori lavori – definiti da Vanity Fair “capolavori di sovraccarico visuale” – centinaia di piccoli spezzoni di film Holliwoodiani si susseguono a ritmo incalzante, creando un effetto di saturazione visiva capace di indurre un effetto di spaesamento nello spettatore.

Un filone di ricerca che trova la sua apoteosi in “Creation (Megaplex)”, il terzo ed ultimo video della trilogia “Megaplex”, presentato dall’artista di persona a Berlino il 2 Maggio presso la galleria Michael Fuchs, dove rimarrà visionabile fino alla fine del mese. Quest’ultima, ciclopica opera di Brambilla, che ha richiesto quasi un anno di lavoro, segue “Civilization (Megaplex)” del 2008 e “Evolution (Megaplex)” del 2010, e, come le precedenti, è stata realizzata con la tecnica del video-collage 3D, che ha reso Brambilla famoso nel mondo.

“”Creation” è un viaggio”, prosegue Brambilla. “Lo spettatore del video si ritrova a seguire una traiettoria spiraliforme che ricorda il DNA, che lo conduce da una sorta di bing-bang iniziale, seguita da una fase iniziale di idillio e perfezione, attraverso una fase, più matura, di decadenza e corruzione che culmina, in un crescendo sempre più insostenibile di immagini “rubate” ai grandi classici del cinema, ad uno stadio di supersaturazione visiva che precede di poco il momento  della distruzione finale, in cui tutto il sistema implode spettacolarmente su se stesso”.

“Stiamo assistendo al proliferare di una forma di spettacolo cinematografico che punta tutto, o poco ci manca, sul fornire allo spettatore un’ “esperienza” più che un contenuto”, spiega l’artista. “Paradossalmente, siamo bombardati quotidianamente da un numero crescente di immagini, che tuttavia comunicano sempre meno. Questa è la constatazione da cui prende avvio quest’opera”.

A completare la mostra, una serie di lavori, che, diversamente dai bulimici video della serie Megaplex, concentrano la loro attenzione su un singolo spezzone di un classico del cinema. “I lavori presentati contengono immagini di “Sentieri selvaggi”, “Il mago di Oz”, “2001 Odissea nello Spazio” e “I giorni del cielo”, spiega Brambilla”. Attraverso l’esposizione della celluloide al calore o ad agenti corrosivi come l’acido sulfureo ho ottenuto nuove immagini, spesso astratte ed evanescenti, che ho poi successivamente rimontato in brevi loop. In questi lavori la materia narrata ed il mezzo (la celluloide) su cui è stata fissata dal regista compartecipano dello stesso destino di oblio, corruzione e decadenza: era mia intenzione sottolineare come il materiale iconografico di questi classici abbia ormai perso la sua presa sul nostro immaginario, sempre più bombardato di immagini vuote.”

Tra i prossimi progetti di Marco Brambilla un’istallazione video realizzata con materiale di archivio della NASA, che, anticipa l’artista, “racconterà di una missione spaziale immaginaria, ma presentata in maniera molto realistica, come se fosse veramente esistita”. L’opera verrà proietatta in anteprima sugli schermi giganti di Times Square, a New york, all’inizio del 2015, in data ancora da definire.

Pubblicato su Vogue.it nel Maggio 2014

http://www.vogue.it/uomo-vogue/news/2014/05/marco-brambilla

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