Ecoliving: Blowin’ in the wind

All’interno della concessionaria Citroën “Nicola Prezioso”, ad Aprilia, lo scorso luglio è stato inaugurato un impianto mini-eolico di ultima generazione capace di produrre dai 60 ai 100 kW al giorno, ovvero l’energia necessaria a ricaricare 5-6 vetture elettriche nell’arco di una giornata. Costo totale dell’investimento complessivo: 50.000 euro. C’è insomma che crede che con il fratello minore dell’eolico (così chiamato per le dimensioni decisamente più ridotte degli impianti, con pale anche solo di mezzo metro di diametro, contro gli oltre venti delle torri eoliche tradizionali) sarà la fonte di energia  pulita con cui in un prossimo futuro, animati da velleità autarchiche, non solo ricaricheremo le nostre auto elettriche, ma alimenteremo anche le abitazioni, gli agriturismi, le barche e i semafori, in barba ad ogni caro petrolio. Che il settore sia in gran fermento lo dimostra il gran numero di novità rivoluzionarie annunciate nel giro degli ultimi pochi mesi. Il “mini-eolico di plastica”, progettato all’Università di Hong Kong da un’inventore Italiano, Lucien Gambarota, ad esempio, promette di abbassarne i costi al 10-20% di quello attuale, grazie a turbine in plastica di soli 25 cm di diametro, assemblabili in griglie di ogni dimensione, in grado di girare già con deboli venti che soffiano a 2m/s, contro il minimo di 4m/s del minieolico attualmente in commercio, ed i 5-6 m/s delle torri eoliche tradizionali. Chi seminerà vento (sul balcone di casa) raccoglierà… energia elettrica. È quanto promette “windorchad”, la nuova, rivoluzionaria mini- turbina progettata dall’azienda americana  Windstrument per l’uso privato, capace di funzionare – promettono i suoi ideatori – finalmente anche in città, dove il vento soffia con scarsa intensità ed è soggetto a continue turbolenze. Oltre al suo design accattivante che ricorda un orchidea stilizzata, la novità sta soprattutto nelle dimensioni: 127 cm di diametro delle eliche, contro gli oltre venti metri delle torri eoliche tradizionali,  praticamente l’ingombro di due vasi di gerani. Windorchad è in realtà  solo l’ultima di una serie di miniturbine di nuova generazione, di piccola taglia e di grande efficienza energetica, che si sono affacciate sul mercato negli ultimi mesi:  a riprova del fatto che il settore del “mini-eolico” – l’eolico cioè su piccola scala, con strumentazioni che non superano i venti metri di altezza – a lungo considerato figlio di un dio minore, sta attraversando un inaspettato periodo di grande fermento. Basta pensare ad esempio a “Saphonian”, un’insolita turbina a forma di vela, che promette di rivoluzionare il settore sul fronte dell’inquinamento acustico eliminando ogni sibilo fastidioso; o all’aerogeneratore “ecologico” messo a punto dai ricercatori delle università di Perugia e Roma, in commercio da settembre, il primo ad ad essere munito di pale realizzate in resine interamente biodegradabili, che dalla sua ha anche un gradevole look vintage  ispirato ai vecchi mulini e a vento. Secondo l’associazione “Indigeni Digitali” tuttavia, a dare linfa alla microproduzione diffusa di energia eolica, e ad avvicinare il giorno in cui con le miniturbine  alimenteremo abitazioni, auto elettriche, barche e semafori, contribuirà, più di ogni innovazione tecnica, il potere aggregativo della rete. “Windquota” ad esempio, un innovativo sistema di crowd-funding  per l’energia eolica, consente già oggi a piccoli investitori di acquistare quote di impianti già in funzione ed allacciati alla rete, e di essere poi ripagati con gli utili generati dalla corrente elettrica prodotta e venduta. “Le quote partono da soli 50 euro”, racconta Stefano Pepe, uno dei promotori dell’iniziativa, “più che sufficienti per produrre l’energia necessaria a “ricaricare green” il proprio iPhone. ” Mentre il mini-eolico cresce, c’è anche chi prevede, come l’autorevole rivista scientifica Nature, che il futuro dell’energia eolica non starà tanto nel “mini”, quanto nel “maxi”: ovvero nei mastodontici impianti eolici “d’alta quota”, imponenti strutture sospese in cielo tra i 2 e i 10 Km di altitudine,in grado di intercettare  i venti forti e costanti delle “correnti a getto”, quelle, per intendersi, che gli aeroplani di linea sfruttano per ridurre i tempi dei lunghi voli intercontinentali. Secondo uno studio firmato da tre ricercatori del Carnegie Institution for Science, se si includesse anche questa avveniristica tecnologia pulita ancora allo stadio sperimentale, con l’eolico si potrebbe addirittura coprire l’intero fabbisogno energetico mondiale, senza dover ricorrere ad altre fonti. I progetti finora messi a punto ed in fase avanzata di collaudo affascinano per la loro complessità ed al contempo per la loro purezza estetica: si passa dai palloni aereostatici di 12 metri di diametro del progetto “Twind”, a ciascuno dei quali è fissata una vela di 2-300 metri quadrati di superficie;  gli i enormi aquiloni del progetto  made in Italy “KiteGen” (50 mq ciascuno, ancorati ad un carosello a terra mediante possenti cavi di kevlar), fino ai dirigibili di forma tubolare “Airborne Wind Turbine”, veri e propri imbuti acchiappa-vento degni della fantasia  di Jules Vernes. C’è da scommettere che a breve ci ritroveremo a fissare questi “mostri volanti” in cielo a bocca aperta, come bambini che vedono per la prima volta un aquilone.

Pubblicato su Vogue Italia, Febbraio 2013

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