“A scrapbook of memories”. Interview with Stella and Mary Mc Cartney

(For english, see below)

 

Da piccole, Stella e Mary McCartney vennero portate da Paul e Linda in campagna, lontano da tutti. Così adesso loro, durante i mesi di lockdown…

 

«Di questo lockdown conserverò ricordi di segno opposto. Mi sveglio con l’ansia ogni mattina al pensiero di quanto la pandemia stia sconvolgendo il mondo. Ma sono anche felice di aver coronato un antico sogno: passare settimane e settimane in isolamento assieme alla mia famiglia, proprio come fecero mamma e papà in Scozia con noi bambine». Nei giorni del lockdown, Stella McCartney e la sorella Mary hanno accettato di aprire per Vogue Italia il loro album dei ricordi: a partire da quando, negli anni 70, Paul e Linda scelsero di portare la famiglia nella quiete della campagna scozzese, lontano da tutti.

M: Fu nella nostra casetta a Campbeltown che, oltre a sorelle, diventammo anche migliori amiche: vivevamo in completo isolamento, e per mesi fummo l’una unica compagna di gioco dell’altra. La casa era piccola, ma fuori c’era l’immensità ad attenderci: avevamo a nostra disposizione dei pony, ed eravamo libere di andare ovunque.

S: Le stalle in compenso erano enormi! E da bambina non riuscivo a farmi una ragione che i pony avessero “stanze da letto” più spaziose delle nostre!

M: (ride). Passavamo tutto il giorno nella natura a giocare lungo i ruscelli dall’acqua trasparente, o sdraiate sul dorso dei pony a contemplare le nuvole sopra la nostra testa.

S: E poi la pioggia, il sole, il vento… Ho dei ricordi così vividi dell’inclemente tempo scozzese!

M: Ricordo anche che, dopo cena, ci sedevamo per ore in un angolo a sussurrarci segreti, con l’immancabile musica di un giradischi in sottofondo.

S: Se i nostri ricordi di quel periodo sono così nitidamente impressi nella memoria, è anche perché le nostre giornate in Scozia erano così ripetitive! Ero spesso annoiata. Quanto vorrei che anche i miei figli, oggi, si annoiassero di tanto in tanto, invece di vivere giornate scandite come quelle di un adulto! Sono convinta che la noia, durante l’infanzia, giochi un ruolo fondamentale nello sviluppo delle capacità creative. Fu in uno di quei momenti che scoprii che triturando delle pietre potevo estrarre dei pigmenti rosa e blu, dai riflessi scintillanti.

M: Fu un periodo di creatività sfrenata, intriso di sogni a occhi aperti. Ed è innero gabile che quelle giornate allo stato brado hanno influenzato le nostre carriere. Nelle tue creazioni rivedo spesso i colori di quella terra.

S: Lo stesso vale per il tuo lavoro di fotografa! Pensa alla forte presenza di viste a cielo aperto nei tuoi scatti.

M: Quando sono stressata, mi basta andare in un posto dove posso abbracciare con lo sguardo il cielo per calmarmi: mi ricorda l’immensità del cielo scozzese. Anche il mio interesse per lo spazio intimo delle persone, così centrale nel mio lavoro, deriva dai ricordi dell’atmosfera, familiare e raccolta, durante i nostri pasti all’interno della minuscola cucina di Campbeltown.

S: Incredibile come mamma sia riuscita a immortalare quei momenti con migliaia di scatti senza che praticamente ce ne accorgessimo. Era una fotografa invisibile. Vedeva la foto, scattava, e poi posava la macchina.

M: Le sue foto erano come lei: autentiche. Non erano mai messe in scena, giacché a interessarla erano solo i momenti reali. Per questo sono così magiche: le guardi e ti ritrovi immediatamente catapultato nella situazione. A volte, guardando le sue Polaroid, mi pare addirittura di sentire la musica in sottofondo!

S: Spontaneità e autenticità caratterizzavano anche il suo stile nel vestirsi, così avanti per i suoi tempi!

M: Mamma ha sempre fatto a modo suo, vestendosi come pareva a lei, e non come, all’epoca, ci si aspettava dovesse vestirsila moglie di un “Beatle”.

S: Amava mescolare nuovo e vintage; Yves Saint Laurent e capi da due soldi; un completo su misura assieme a un maglione dell’isola di Arran. Questo suo lato ribelle e sicuro di sé non ha mai cessato di ispirare la mia attività di stilista: non vi è moodboard per le mie collezioni che non contenga svariati suoi ritratti.

La moda, per lei, era uno strumento per esprimere la sua personalità, e mai per nascondersi.

M: Mamma era sempre e comunque se stessa, in casa come sulla scena pubblica. Non si truccava, si tagliava i capelli da sola. Il suo stile, così eclettico e femminile, era innato. Non ricordo una sola volta in cui mi abbia chiesto: “Come mi sta?”.

S: Trovo poi così affascinante che mamma e papà, in quegli anni, condividessero lo stesso armadio e fossero soliti indossare l’uno i vestiti dell’altra! Quel loro look androgino e gender-fluid non potrebbe essere oggi più attuale.

M: Ma se mamma ha precorso i tempi, è stato soprattutto con il suo impegno di attivista. Le sue battaglie a favore dell’ambiente e degli animali non potrebbero essere oggi più rilevanti.

S: Dio solo sa quanto lontani eravamo dall’essere una famiglia perfetta. Eppure, col distacco dell’età adulta, i valori base che mamma e papà ci hanno trasmesso – famiglia, amore per il pianeta e le sue creature – rifulgono ai miei occhi oggi più che mai, relegando tutti i problemi in secondo piano. Devono essere stati davverovalori autentici se ancora adesso entrambe ci troviamo a volerli incorporare nel nostro lavoro e a trasmetterli ai nostri figli. ___________________________

 

Text Michele Fossi

Published in Vogue Italia, June 2020

 

*****

 

A scrapbook of memories

 

 

“This period of self-isolation has been bitter-sweet. On one hand, you wake up in the morning and feel so much anxiety for the impact that the pandemic is having on the world. On the other, it’s a blessing to be able to spend so much quality time with my children. And it has made me think so much about the time we spent as girls in Scotland with mum and dad.”

During the lockdown, Stella McCartney and her sister Mary agreed to open up their scrapbook of memories for Vogue Italia. Their recollections begin in the 1970s when Paul and Linda decided to take their family to the peaceful Scottish countryside, far away from everyone. 

M: Our little house in Campbeltown was the place where you and I also became best friends, besides being sisters. We lived in complete isolation, and for months we were each other’s only playmates. The house was very small, but the outside was immense, and all for us. We had ponies, so we were free to go anywhere.

S: As a girl, I couldn’t get over the fact that the ponies had more space than we did! The stables were enormous compared to our bedrooms!

M: (laughs) We spent the whole day in nature, playing along blue streams, or lying on the backs of our ponies staring at the clouds passing by.

S: I have such vivid memories of the weather there: the rain, the sun, the wind.

M: I also remember how, after dinner, we used to sit in a corner and whisper secrets to each other, with music unfailingly coming from a record player in the background.

S: If these memories are so intense today it’s also because our days in the countryside were very repetitive. I remember that I was often very bored! Today I sometimes try desperately to make my children be bored, instead of having them live at the pace of adults. I think that during childhood boredom is key to developing creative skills. I remember that it was in one of those moments that I discovered I could smash rocks together and get glittery pink and blue colours.

M: That period in Scotland was a time to be creative, full of daydreaming. And it’s undeniable that those days of running wild have profoundly influenced both our careers. I can see the colours and the nature of Scotland live again in your clothes today.

S: The same is true for your work as a photographer. Think of the strong presence of open-sky views in your pictures.

M: Whenever I’m stressed, all I need is to find a spot where I can have a wide-angle look at the sky. It calms me, and I think this is because it takes me back to those days. My strong interest in people’s intimate, private space also comes from our days in Scotland and the atmospheres of that small kitchen in Campbeltown.

S: It’s crazy how mum managed to document everything with hundreds of pictures without us barely noticing. She was like an invisible photographer. First, she’d see the picture in her mind, and then she’d capture it in one click.

M: Her pictures were just like her: genuine. They weren’t staged, manicured or produced, because she was interested in the real moment. And this makes them magical. You look at them and you’re catapulted back into the situation. Sometimes, when I look at her Polaroids, I can even hear the music in the background.

S: Her spontaneousness and authenticity were also what made her style of dressing so ahead of the time.

M: Mum always did things her own way and wore whatever she wanted. She simply didn’t play the game: she didn’t wear what the wife of a Beatle was supposed to wear.

S: She wore a mix of vintage and new; Yves Saint Laurent matched with cheap and cheerful garments; pieces of knitwear from the Aran Islands with a women’s tailored suit. This confident, rebellious side of her is still so inspiring for me today as a designer. There isn’t a single mood board for my collections that doesn’t contain pictures of her. She used fashion as a tool to express her personality, never to conceal it.

M: Mum was always just herself, whether she was at home or in public. She wore no make-up and she cut her own hair. Her style was so innately eclectic and feminine. There isn’t a single time I remember her asking me: “How do I look? Should I wear this or that?”

S: As a child, I found it fascinating that mum and dad shared the same wardrobe. She wore dad’s clothes, and dad wore her clothes. That androgynous, gender-fluid look of theirs couldn’t be more contemporary nowadays.

M: But even more, she was so ahead of her time for her care of the planet and its creatures. The things she said in favour of the environment and animal welfare 35 years ago couldn’t be more relevant today.

S: We were far from being a normal family. But what shines through today, looking back at our childhood with distance, are these core values that mum and dad passed on to us: family, love for the planet and its animals. All the other problems take second place. They must have been real values if now we’re both trying to give them a voice through our work and pass them on to our children. 

 

S O P R A . La famiglia McCartney in Scozia. Paul, Mary e Stella, 1977.

A C C A N T O , D A L L ’ A L T O . Stella e Mary, 1978. Una polaroid con Linda, Mary, Stella e Heather, prima figlia di Linda poi adottata da Paul. “The Morning”, Sussex, 1995: Stella con la madre Linda in uno scatto di Mary. 250 polaroid di Linda sono raccolte nella mostra “Linda McCartney – The Polaroid Diaries”, al C/O Berlin fino al 5/9, curata dalla figlia Mary.

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s