Peoples

Younes Bendjima

Classe 1993, Younes Bendjima divide il suo tempo tra la gestione di ristoranti nella natia Algeria, una società di Concierge a Los Angeles, la passione per boxe e l’attività di modello. “Il futuro lo vedo soprattutto nelle prime due attività… la stagione per essere modello, si sa, dura poche primavere… “, racconta. “Fondamentale è inoltre per me essere vicino ai miei genitori:  per questo faccio la spola tra gli Stati Uniti, dove vive mio padre, e Parigi, città di mia madre”. La crescente ondata di islamofobia nel mondo lo preoccupa molto. “Il miglior antidoto contro i pregiudizi, non ci sono scorciatoie, è l’educazione. Non possiamo permetterci che l’ignoranza faccia credere a vasti segmenti della popolazione che l’Islam sia solo quello professato da un’esigua minoranza violenta e radicale. L’Islam, quello autentico, è una religione di pace, e così lo intende la stragrande maggioranza del miliardo e mezzo di musulmani nel mondo”.

James Crewe

Laureato di fresco alla prestigiosa Central Saint Martins di Londra, l’eclettico James Crewe si descrive come uno cui piace realizzare monoprint, ballare, collezionare Balenciaga e Alexander Mac Queen, dipingersi la faccia, guardare un sacco di film, curare da bravo english man le piante del proprio giardino e, quando capita, fare il modello. La passione per la moda potrebbe inoltre portarlo presto — rivela il ventitreenne — ad iscriversi ad un corso per stilista di moda maschile. Senza mai dimenticare l’arte: “Ho visitato da poco il Fitzwilliam Museum in Cambridge , dove, insieme ad un curatore, mi sono perso tra i dipinti e le opere del tardo Medioevo e primo Rinascimento italiano. La stessa sera mi sono riguardato l’intera trilogia di Matrix. Ed adesso eccomi qua, a sognare spesso di notte di fondere tra loro questi due mondi lontani. Da artista, vorrei lavorare a degli ibridi in grado di dar forma a questo complesso sistema di ispirazione”.

King Owusu

È stato musa del designer di accessori britannico Christopher Raeburn, ha sfilato per Grace Wales Bonner ed è apparso in varie campagne pubblicitarie, ma King Owusu si considera innanzi tutto un illustratore. E, a sorpresa, un punk. “Essere punk per me significa essenzialmente essere autentici, spontanei, senza curarsi del giudizio altrui. Sono un control freak, e quando lavoro, mi piace occuparmi di tutto, dalla A alla Zeta. Illustrare è il mio modo di decostruire il mondo, e riassemblarlo a  modo mio”. L’ispirazione per le sue illustrazioni, alcune delle quali confluiscono con abili taglia e cuci negli abiti che è solito indossare quando si aggira per le vie della natia Londra, nasce da tutto ciò che gli capita a tiro. “Il melting pot di questa città è una fonte continua di stimoli visivi, a cui si aggiungono i consigli e l’ispirazione che mi vengono dagli amici, dalla famiglia, dalla scuola.. mi considero una vera e propria spugna!”.

Patrick Belaga

Lungi dall’essere un violoncellista tradizionale, Patrick Belaga da sempre ama avventurarsi in ardite sperimentazioni sonore, come dimostra “Groundswell”, il suo primo album da solista uscito lo scorso Luglio. “Più che un album, una definizione che mi suona come pretenziosa, preferisco considerarlo un quaderno di appunti, dove ho fissato varie idee”, racconta il musicista e modello statunitense, assurto ad una certa notorietà nel 2014 dopo essersi esibito nella performance live “Moved by the motion” al Museum of Contemporary Art Los Angeles insieme al duo di artisti performativi Wu Tsang and Boychild, conosciuti solo un mese prima ad una festa da amici a Venezia. La fulminazione sulla via di Damasco, racconta, avvenne a diciassette anni… in un club di salsa. “Quella sera capii, per la prima volta, quanto travolgente e liberatoria possa essere l’improvvisazione musicale, un elemento pressoché assente dagli studi di musica classica”.

Maxime Frenel

Maxime Frenel è un pittore, rapper e modello nato a Parigi nel 1996. “Sono nato in un paesino di campagna della Normandia piagato dalla disoccupazione e dall’alcolismo”, racconta. “Nel 2014 mi sono trasferito a Parigi per studiare arte all’ENSAAMA. In quello stesso anno uno scouter dell’agenzia Success Models Paris lo scopre casualmente alla stazione di Montparnasse e lo convince a firmare un contratto con l’agenzia. E seppur la carriera di modello lo impegna molto, lui nel futuro vede soprattutto la musica e la pittura. “Attualmente sto lavorando alla mia prima mostra ed al mio primo album”, rivela. “Più che la mia faccia, nel mio futuro vorrei essere riconosciuto per il mio carattere, la mia personalità, il mio talento”.

Amrou Al Kadhi:

Il mio lavoro, in tutte le sue forme, nasce dalla volontà di puntare i riflettori sui gay di colore: una minoranza troppo spesso lasciata nell’ombra, se non addirittura stigmatizzata, dai media occidentali”, spiega il vulcanico regista, sceneggiatore, direttore creativo  e giornalista Amrou Al Kadhi. Dopo una laurea breve in storia dell’arte all’Università di Cambridge, si lancia negli studi cinematografici: studia prima recitazione alla Stella Adler Academy of Acting e al  Soho Theatre, e poi scenografia a the National Film & Television School. I suoi primi cortometraggi, tutti dedicati a giovani gay emarginati, gli valgono il plauso del British Film Institute, che lo indica come uno dei sei registi LGBT da tenere d’occhio nei prossimi anni. “Tra i miei prossimi obiettivi vi è quello di ricevere finalmente i finanziamenti per uno dei miei tanti progetti di film, ed  avere così finalmente la possibilità di cimentarmi nella regia di un lungometraggio. Non vedo inoltre l’ora di iniziare una tournée internazionale con la mia drag girl band “Denim”, la cui missione dichiarata è mostrare al mondo il potere trasformativo e l’intrinseca natura politica del travestitismo”.

Ian Isiah

Il suo mixtape di debutto “The Love Champion”, uscito nel 2013, ne ha segnalato il talento irriverente ed una poetica musicale originale, incentrata su un uso massiccio dell’Autotune, visto come un vero e proprio strumento musicale, e non un mero correttivo della voce. Da allora il  cantautore e vocalist newyorchese Ian Isiah — sedicente “Ghetto songbird” e noto anche col one d’arte “Big Shugga”, ha collaborato con numerosi artisti, come Blood Orange, Freetown Sound e Mykki Blanco, confermandosi uno dei nomi più interessanti da seguire nella scena musicale underground newyorchese. Creativo a tutto tondo, accanto alla musica Isiah lavora come designer per Hood by Air ed altri brand newyorchesi.

Clarke Rudick

Nato e cresciuto nella Grande Mela, dove studia Art Theory e Contemporary Visual Culture alla NYU Gallatin, Clarke Rudick, dopo svariate collaborazioni da giornalista freelance con i-D, Opening Ceremony e T-Magazine Clarke Rudick viene assunto come assistente in una piccola agenzia creativa, dove scopre la vocazione per la professione di art-director, per la quale si fa presto un nome. Il suo segreto? Non lasciare mai che lavori pagati ti sottraggano completamente il tempo per lavorare anche a progetti più puramente creativi insieme agli amici. “Reputo questi progetti altrettanto fondamentali per la mia crescita. Attualmente sto lavorando ad un libro che raccoglierà le fotografie scattate nel Sud Est Asiatico da un mio amico fotografo e a un progetto di design per il brand di skate-board di Seattle 30purse, lanciato da un altro mio amico.”

Gordon von Steiner

“Mi sono sempre considerato fortunato ad essere un regista di film di moda, per la straordinaria libertà con cui puoi cimentarti con generi cinematografici molto diversi tra di loro, e raffinare così di volta in volta lati diversi della tua creatività”, racconta il regista, fotografo e art director canadese Gordon von Steiner, noto per le sue frequenti collaborazioni con Vogue, Dior, Louis Vuitton e Chanel.  “Non c’è video che non mi abbia insegnato qualcosa”, spiega. “Quando hai tra le mani un progetto caratterizzato dalla semplicità, la sfida è trovare quel quid per renderlo particolare, speciale; quando invece il progetto è particolarmente folle e stravagante, la tua missione di regista diventa quella di trovare degli espedienti per consentire allo spettatore smarrito di relazionarsi emotivamente e riconoscersi nelle immagini, prima che ti abbandoni”. “Il movimento e la musica sono diventati una parte importante del mio lavoro – soprattutto nelle mie collaborazioni con Vogue”, conclude. “Nel prossimo futuro mi vedo continuare a lavorare con entrambi questi ingredienti, alla ricerca di nuove idee per realizzare progetti musicali non convenzionali”.

 

 

Pubblicato su L’Uomo Vogue, Novembre-Dicembre 2017

Photo: Harry Carr

Fashion Editor: Ahnna Lee

 

 

 

 

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