Travel: Arizona

Costituita com’è da ville moderniste dalle ampie vetrate e ranch isolati sparpagliati tra rosse rocce infuocate e cactus centenari, la prima impressione che si ha di Tucson è quella di una città “diffusa”. Ma la sua vera peculiarità è un’altra: Tucson non si limita, come tante altre città al mondo, ad essere circondata dal deserto. Tucson il deserto lo ingloba al suo interno. Per una superficie complessiva di oltre 10 000 ettari, nel settore Est del principale centro urbano del Sud dell’Arizona si estende infatti un’inattesa, quanto  meravigliosa  “oasi di deserto” incontaminato: il Saguaro National Park, così chiamato in nome del più alto ed imponente cactus degli stati Uniti a forma di candelabro. Complessivamente al suo interno si snodano decine di chilometri di sentieri, dai più semplici, percorribili in poco meno di un’ora, alle escursioni di più giorni che si addentrano nelle aree più remote del parco, dove si può vivere l’incanto di un silenzio quasi assoluto, non fosse per le folate di vento che, soprattutto la sera, sibilano tra le rocce. Un silenzio che, com’ebbe a dire il naturalista e conservazionista Joseph Wood Krutch, “incute timore reverenziale, più che invitare alla conquista”.

A differenza delle maggiori attrazioni turistiche dell’Arizona, Grand Canyon e Monument Valley, questo angolo di paradiso, come tutta la regione di Tucson del resto, è risparmiato da quel turismo di massa che inquina la poesia di tante attrazioni naturalistiche statunitensi. L’esperienza del deserto è qua forte ed autentica: per ore si cammina in completa solitudine, affaticati dal caldo, ma ripagati dalla vista di un oceano di pietre rosse che invita alla contemplazione. In alcuni punti, i saguari si susseguono così fitti da sembrare un esercito di spinosi soldatini pronti alla battaglia; al tramonto, quando tutto si tinge di un rosso innaturale, non ci sono più dubbi: siamo atterrati su Marte.

La sera, la downtown di Tucson riserva piacevoli sorprese: dopo un aperitivo al nostalgico Hotel Congress, ci si può regalare un concerto al bellissimo Fox Theater, capolavoro di Art deco datato 1929, o indulgere in sorprendenti esperienze gastronomiche al “Downtown Kitchen and Cocktails(downtownkitchen.com) dello chef Janos Wilder, vincitore del James Beard Award. In alternativa, il non meno creativo “Augustin Kitchen(agustinkitchen.com), rara avis negli USA, promette un menù farm-to-table a base di “proteine al 100% sostenibili. Per il pernottamento, un ottimo indirizzo è il superlativo White Stallion Ranch, un hotel-maneggio situato nelle immediate vicinanze del Saguaro National Park, dove, in un equilibrismo ben riuscito,  il lusso contemporaneo fa miracolosamente rima con rustico. Partecipare all’alba ad una delle tante escursioni a cavallo nel deserto organizzate dall’hotel equivale a vivere l’emozione di trovarsi dentro un film di John Wayne: siamo, non dimentichiamolo, nella capitale del Western, e gli amanti del genere non si lasceranno sfuggire una visita ai vicini Old Tucson Studios, costruiti per girare “Arizona” nel 1939 e rimasti in funzione fino agli anni ’90, dove sono stati girati capolavori come “El Dorado” e “Hombre”.

Dopo una visita alla bellissima Missione San Xavier del Bac, il più vecchio esempio di architettura spagnola  in Arizona, “The Pima Air & Space Museum”, uno dei più imponenti musei dell’aviazione al mondo, dove è possibile ammirare oltre trecento aeroplani storici, dal Wright Flyer al 787 Dreamliner, si parte alla scoperta del sonnolento sud dell’Arizona. Dopo una prima tappa a Tombstone ed al suo Saloon, madre di tutte le cittadine dei film western, si prosegue, tra paesaggi brulli e montagnosi, fino Bisbee, ex città mineraria di grande fascino, da alcuni anni entrata nelle carte nautiche della comunità creativa americana, che in questa minuscola cittadina anima una vita teatrale e culturale sorprendentemente vivace. Fatto ritorno a Tucson, dopo una notte indimenticabile al romantico Arizona Inn, un piccolo Hotel di grande fascino e dall’atmosfera raccolta, all’indomani si riparte, questa volta verso Nord.

La strada che collega Tucson con Show Low è una meta in sé: il paesaggio, da desertico, sfuma gradualmente nei fitti boschi di conifere del Nord dello stato, passando per canyon, riserve indiane e Motel degni di un film di Lynch. Dopo aver fatto tappa all’Hotel Montevista (www.hotelmontevista.com) di Flagstaff, un romantico hotel storico costruito negli anni ‘20 che pare uscito da un romanzo ambientato ai tempi del proibizionismo, tra nostalgiche carte da parati a fiori e lampade e rubinetteria d’ottone, all’indomani si imbocca l’89A alla volta di Sedona. 

La strada, considerata tra le più panoramiche d’America, si snoda pigramente attraverso l’Oak Creek Canyon, regalando scorci indimenticabili su enigmatiche conformazioni rocciose levigate dal vento, dall’indubbio fascino alieno. Il pittore Max Ernst, dopo un viaggio in auto nella regione con Peggy Guggenheim, raccontò di aver sognato e dipinto questi paesaggi prima ancora di averli visitati. Niente di strano: siamo nel cuore di una delle terre più sacre per gli Indiani d’America, dove, stando ai cultori della New Age, si aprono vortici energetici così potenti da sortire effetti taumaturgici. Di sicuro si tratta di un paradiso per gli amanti del trekking, dove è possibile scegliere tra innumerevoli sentieri panoramici, uno più mozzafiato dell’altro. Particolarmente d’effetto quello che conduce al “Devil’s bridge”, una lingua di roccia circondata da entrambi i lati dallo strapiombo, su cui basta allargare le braccia e respirare a pieni polmoni per vivere l’inebriante illusione di essere i padroni del canyon.

Ripresa la via verso Phoenix, ultima tappa del viaggio, ci attende una caccia al tesoro architettonica dedicata ai capolavori di Frank Lloyd Wright: si parte da Taliesin West (http://franklloydwright.org/taliesin-west/), nel sobborgo di Scottsdale, da lui progettata per essere sede di una scuola per architetti e sua dimora privata nei mesi invernali, e si prosegue alla volta della celebre David & Gladys Wright House e alll’Arizona Biltmore Hotel. Per riprendersi infine dalle fatiche del viaggio, niente di meglio che regalarsi un soggiorno al superlativo “Sanctuary Camelback Mountain Resort and Spa(www.sanctuaryoncamelback.com), un’oasi lussureggiante ai piedi della “gobba di cammello”, la tozza conformazione rocciosa che sovrasta Phoenix strutturata in eleganti ville immerse nel verde, considerata non a torto una delle perle dell’hotellerie statunitense. Come se non bastasse, il ristorante in-house è noto per offrire uno dei migliori menu del l’Arizona (ottima, a sorpresa, la burrata fatta in casa, servita con pesche e balsamico, fiore all’occhiello dello chef), oltre che le viste più panoramiche sulla metropoli. Contemplata da quell’altura, al tramonto Phoenix si trasforma magicamente in un oceano di puntini luminosi, che pare estendersi all’infinito, in ogni direzione.

Guida di Tucson

Per conoscere la Tucson più autentica si può fare riferimento ai tour privati offerti dall’onnisciente Roberto Ponti di Sant’Angelo, figlio di una nota gallerista Torinese da oltre venti anni residente nella città dei Saguari.

pontir@hotmail.com

 

 

Michele Fossi

Photo credit: Clara Vannucci

Pubblicato su L’Uomo Vogue, Settembre 2017

http://www.vogue.it/l-uomo-vogue/news/2017/10/10/travel-arizona/

         

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