TRAVEL: SOCOTRA

In Yemen, buen retiro per naturalisti: dune immense lambite dal mare, spiagge bianche e deserte, un numero, straordinario di animali e piante rare.

Flagellata in ogni direzione da venti fortissimi, che per secoli hanno reso estremamente arduo, se non impossibile, il tentativo di attracco da parte delle navi, l’isola yemenita di Socotra, fin dall’antichità, è stata avvolta dalla leggenda.  Gli affascinanti racconti dei pochi viaggiatori che l’anno visitata nel corso dei secoli parlano di un’isola magica, misteriosa, ricca di incenso e mirra, e abitata da stregoni capaci addirittura di renderla  invisibile con un incantesimo. Gli antichi Egizi collocavano qui  il paese della cuccagna; per i Greci era la “Dioscuride”, patria di Castore e Polluce,  citata nel Periplo del Mar Rosso del I sec. DC; per i Romani, qui viveva la Fenice, il mitico uccello  che nidificava su un rogo di cannella e incenso, rinascendo immediatamente dopo dalle proprie ceneri. Pur essendo comodamente raggiungibile in aereo,  e ben lontana dalle zone dello Yemen sconsigliate ai turisti, ancora oggi Socotra ha scarsi contatti con il resto del mondo. Sparpagliati in duecento tribù, la maggior parte degli isolani (che parlano una lingua semitica più antica dell’arabo contaminata di parole portoghesi, singolarmente sprovvista di  vocaboli per indicare le armi) continuano a fare gli allevatori o i pescatori, e non di rado utilizzano le pietre da sfregamento per accendere  il fuoco. L’isola conserva così  intatto il fascino di un luogo autentico, sconosciuto al turismo di massa, meta di un ristretto numero di eco-visitatori alla ricerca di paesaggi desolati e una fauna e flora tra le più insolite del pianeta. Separatasi dal continente circa venti milioni di anni fa, più o meno nello stesso periodo in cui avvenne la deriva del Madagascar, Socotra è infatti ben nota ai naturalisti per ospitare un numero straordinario di specie vegetali ed animali endemiche – presenti cioè solo qui al mondo -, che le è valso il soprannome di “Galapagos” dell’Oceano Indiano: questo è vero per il  37% delle piante che crescono sull’isola e per il 90% dei rettili e il 95% delle lumache che la popolano. Dal 2008  Socotra è stata inserita dall’UNESCO tra i patrimoni dell’umanità. Gli  amanti dello snorkeling e del nuoto in compagnia di delfini e pesci colorati non si lasceranno certo sfuggire le due riserve marine di Ras di Hamri e Rosh; paesaggi preistorici mozzafiato attendono  invece il visitatore nella zona di Firmin, dove si estende a perdita d’occhio  l’unica foresta al mondo di Dracene arboree, un albero a forma di ombrello rovesciato dal vento, con le foglie che puntano verso il cielo: si tratta del leggendario “Drago di Socotra” (o “Sangue di drago”), simbolo dell’isola, dalla cui corteccia cola una resina scarlatta, simile al sangue: la leggenda narra che esso sia cresciuto dal cadavere di Abele, ucciso da Caino e per questo gli abitanti dell’isola lo chiamano anche “albero dei due fratelli”.  La riserva terrestre di Diksam, invece, permette di farsi un’idea della grande varietà di piante antichissime che ancora sopravvivono in questo frammento di mesozoico. Qui, se all’improvviso un dinosauro spuntasse dalla foresta, o uno pterodattilo solcasse il cielo in volo, si rimarrebbe stupiti solo a metà.   

Box

Yemenia collega con un volo settimanale l’isola sia con lo Yemen (Sanaa) che con la Somalia (Aden). Felix Airways offre invece voli più frequenti da Riyan http://www.felixairways.com/schedule.php. A Socotra non esiste il trasporto pubblico, ma è possibile in compenso noleggiare un’auto. Meta eco-turistica per eccellenza, sull’isola non esistono hotel o resorts. Per tour organizzati con pensione completa e pernottamento in campeggio: holidays@socotra-eco-tours.com.

 

Pubblicato su L’Uomo Vogue, Settembre 2010

 

Courtesy of Clara Vannucci (c) http://www.claravannucci.com
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