Interview with Charlie Siem

Charlie Siem è il giovane violinista britannico definito dalla CBS “The world’s hottest violin virtuoso”

È opinione diffusa che per arrivare lontano nella vita sia fondamentale avere le idee chiare fin da giovani sugli obiettivi da raggiungere. Nel caso di Charlie Siem, il giovane violinista britannico definito dalla CBS “The world’s hottest violin virtuoso”, la folgorazione sulla via di Damasco arriva addirittura all’età di tre anni, il giorno in cui ascolta casualmente alla radio un concerto di Beethoven eseguito dal celebre violinista newyorchese Yehudi Menuhim. Ironia della sorte, circa vent’anni più tardi la fondazione Elderberry, proprietaria del violino forse più caro al grande maestro deceduto nel 1999, e da lui suonato per decenni, affida in prestito proprio a lui l’ambito strumento: un Guarneri del Gesù d’Egville del 1735, un tempo proprietà del re Wilhelm di Prussia, il cui suono straordinario deriva, si dice, da una forma molto simile a quella degli Stradivari. “È il mio bambino”, racconta Charlie addentando un hamburger nella lobby dell’Hôtel Meurice, a due passi dal giardino delle Tuileries, con l’accento posh di chi ha studiato all’Eton College. “È uno strumento che ha carattere, personalità, che non finisce di affascinarmi per le sue imprecisioni, per le infinite sfumature di espressione che consente di ottenere. Secondo Paganini era addirittura superiore agli Stradivari. Quel che è certo è che a differenza degli strumenti moderni, che rispondono fedelmente alle dita del violinista, questo fuoriclasse richiede molti anni per essere pienamente domato”. Alla domanda su cos’accadrebbe se un giorno, inavvertitamente, gli scivolasse di mano, risponde con una battuta: “Si è mai visto un padre a cui sfugge il proprio bambino dalle braccia?”. Siem è un ragazzo sorridente e solare, e decisamente simpatico: le ragioni per sorridere del resto non gli mancano. A ventisei anni può vantare di aver calcato scene prestigiose come la Royal Albert Hall e la Carnegie Hall, e di essere stato in tournée con l’orchestra sinfonica di Mosca, la Royal Philharmonic e la English Chamber Orchestra. Ha collaborato con numerosi artisti, come Will Young, i ballerini del Royal Ballet di Londra e del Royal Danish Ballet, e la superstar dell’opera cinese Zhang Jun, insieme al quale, lo scorso luglio, si è esibito in onore della regina Elisabetta. Anche le star se lo coccolano. Nel giugno 2011 Lady Gaga gli soffia un bacio in pubblico per ringraziarlo di una serenata al cardiopalmo da lui sviolinata in suo onore. Mario Testino si dichiara un suo fan (“Charlie Siem porta una ventata di freschezza nel mondo della musica classica. La combinazione tra padronanza dello strumento e look contemporaneo fa delle sue performance uno spettacolo eccitante”) e coglie il punto: l’insolita accoppiata di talento (per convincersene basta ascoltare la sua mirabile interpretazione dell’insidiosissimo Concerto n.1 in fa diesis minore op.14 per violino e orchestra di Wieniawski, contenuta nel suo terzo e ultimo cd “Bruch, Wieniawski, Ole Bull”) e avvenenza fisica, con un volto dai tratti dolci e regolari e un fisico da modello, ha consentito a Siem di imporsi in breve tempo come una figura “crossover”, capace di raggiungere un pubblico ben più ampio della solita, ristretta cerchia dei frequentatori di concerti di musica classica, e di guadagnarsi l’attenzione di blogger, riviste patinate e case di moda. Come Bruce Weber che lo ha reclutato, vestito Dior da capo a piedi, per un video d’arte intitolato “Can I make the music fly” commissionato dalla maison parigina per celebrare l’inaugurazione di una nuova boutique a Miami, nel quale figurano anche il ballerino ucraino Sergei Poluni, il giovane pianista californiano Mason Buccheri e il dodicenne di Brooklyn prodigio del violino Claudius Agrippa. Bello, bravissimo, famoso: ci sarebbero tutti gli ingredienti, insomma, per fare di Charlie Siem un enfant gâté senza pari. Sorprende quindi non poco sentirlo parlare del suo mestiere di violinista virtuoso come di una disciplina dai contorni misticheggianti, improntata alla meditazione e al distacco tipico delle filosofie orientali, dove l’annullamento del proprio ego conta, a suo dire, tanto quanto un buon orecchio e la padronanza tecnica dello strumento. “Cedere alle lusinghe del proprio ego è il peggior errore che un violinista possa commettere. I grandi maestri sanno bene di essere solo un “tramite”, un mero luogo di passaggio attraverso cui la musica fluisce verso il pubblico. Imparare a lasciar scorrere la musica tra le proprie dita senza prendersene il merito, senza tentare di appropriarsene, può essere estremamente catartico per l’anima. Tanto quanto cercare di trattenerla può essere tossico, letale”. Quando il violinista riesce in questo atto generoso, spiega, i legami mistici che uniscono segretamente le persone l’una all’altra si palesano improvvisamente, in maniera quasi miracolosa. “Vi è qualcosa di magico in questo strumento. È in grado, per esempio, di indurre una sorta di trance collettiva che unisce energeticamente il musicista al suo pubblico, ricordandoci che siamo tutti collegati spiritualmente l’uno all’altro, anche se la società in cui viviamo fa di tutto per farci credere il contrario. “Attualmente sto lavorando al mio quarto cd”, rivela prima di congedarsi. “È un progetto ancora allo stato embrionale, che conterrà le melodie che più amo. Di sicuro non mancheranno musiche di Dvorák e Kreisler. Mi piacerebbe anche cimentarmi nell’arrangiamento di un brano pop. Chissà, magari di un pezzo dei Pink Floyd”.

 

Pubblicato su L’Uomo Vogue, Gennaio 2013

http://www.vogue.it/uomo-vogue/people-stars/2013/01/charlie-siem#sthash.yuMWRqXf.dpuf

 

Foto by Sofia Sanchez & Mauro Mongiello

Fashion editor Azza Yousif

Groomer Olivier de Vriens@Artlist

 

 

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