Interview with actor Jonas Nay

Quando fu trasmessa per la prima volta in Germania dal canale TV RTL nel 2015, “Deutschland 83”, la prima serie TV tedesca incentrata sulle vicende di una giovane spia della Germania dell’Est, non riscosse un particolare successo di audience. Chi avrebbe mai pensato che, da lì a poco, si sarebbe rivelata uno dei più grandi successi internazionali del cinema in lingua tedesca: trentotto paesi ne hanno acquistato i diritti di trasmissione; in Gran Bretagna si aggiudica il titolo di serie in lingua straniera di maggior successo di sempre; persino negli Stati Uniti, dove è la prima serie tedesca ad essere mai stata trasmessa alla TV, raccoglie il plauso unanime della critica, e si aggiudica, lo scorso novembre a New York, niente meno che un Emmy Award come “Best Drama”. Il ventiseienne protagonista della serie, Jonas Nay, già noto al pubblico tedesco per la sua partecipazione nel 2011 alla serie per la TV “Home Video”, si trova così improvvisamente catapultato nel giro di pochi mesi nell’olimpo delle star internazionali: per la prima volta, iniziano ad arrivare richieste di interviste in lingua inglese; Loewe lo scorso dicembre lo sceglie come testimonial della sua ultima fragranza. «Anche se ambientata negli anni della Guerra Fredda, Deutschland 83 fornisce molti strumenti per capire l’oggi: spiego così la grande curiosità del pubblico internazionale per questa serie», racconta l’attore di Lubecca, insignito lo scorso anno del prestigioso Deutscher Fernsehpreis al miglior attore. «Deutschland 83 ci svela il lato oscuro della propaganda e del populismo, toccando così argomenti tornati tristemente di grande attualità un po’ ovunque nel mondo. E ci ammonisce che certi giochi di potere tra stati e poteri forti possono portare alla rottura di equilibri diplomatici molto fragili, dalle conseguenze disastrose». «Essere il protagonista di una serie sulla guerra fredda, e scoprire di essere l’unico del crew a non aver vissuto sulla propria pelle quegli anni, è stato un po’ strano all’inizio», confessa. «Per molti tedeschi della mia età quegli anni costituiscono un vero e proprio “buco nero”: a scuola non se ne parla, perché è un periodo ancora troppo recente per essere materiale per i libri scolastici. Per la prima volta nella mia vita, mi sono ritrovato a chiedere ai miei genitori, che avevano all’incirca la mia età negli anni ‘80 di condividere con me i loro ricordi di quegli anni folli, in cui un muro divideva Berlino in due parti! È incredibile quante belle storie personali, avvincenti, spesso al limite dell’assurdo, sono emerse dai loro racconti e da quelli di amici e colleghi. Storie che non chiedono altro che di essere raccontate dal cinema, che oggi può finalmente iniziare a guardare a quegli anni col distacco richiesto dai film di ambientazione storica. Dopo il successo di Deutschland 83, non mi stupirebbe affatto se la Guerra Fredda diventasse un trend cinematografico dei prossimi anni. La curiosità per la Guerra Fredda, oggi, è tanta.». La fase di preparazione per Deutschland 83 si svolge a Berlino, dove Nay si stabilisce per tre mesi, durante i quali, oltre a documentarsi “notte e giorno” con libri, film e documentari sulla guerra fredda, riceve training accelerati sull’uso delle armi e delle strumentazioni di spionaggio dell’epoca. Insiste inoltre per imparare a combattere e a correre veloce, per poter girare anche le scene più acrobatiche ed al cardiopalma, soprattutto quelle di fuga, senza dover ricorrere ad una controfigura. «In nessuna altra città al mondo si può ancora toccare con mano la storia della Guerra Fredda come a Berlino. Oltre ai segmenti ancora in piedi del Muro, tra i luoghi della capitale che più hanno colpito la mia immaginazione vi è sicuramente il “Ministerium des Innerns” nella Behren Strasse, la vecchia sede del Ministero degli Interni della DDR», rivela.  «Abbiamo avuto il permesso per girare all’interno di questo imponente edificio numerose scene della serie, persino quelle che si svolgevano in città occidentali, di cui abbiamo ricostruito le ambientazioni. Nei sotterranei, dove un tempo si svolgevano gli interrogatori e le sedute di tortura della Stasi, l’atmosfera che si respira è ancora molto pesante. Accedere a quelle stanze dell’orrore mi è stato di grande aiuto per ricostruire appieno nella mia mente il dramma e la follia di quegli anni».

Per la gioia di milioni di fan in tutto il mondo, lo scorso ottobre è stato annunciato che Deutschland 83 avrà un sequel: si chiamerà “Deutschland 86”, si svolgerà tra il Sudafrica, la Libia, Parigi ed ovviamente le due Berlino divise dal Muro, e, come suggerisce il nome, riprenderà le vicende dell’agente segreto Moritz Rauch dopo un salto temporale di tre anni. «Il lancio è previsto per il 2018. Non ho ancora letto il copione, mi arriverà a giorni, e sono molto curioso di scoprire come gli ideatori della serie Anna e Joerg Winger hanno deciso di far evolvere psicologicamente il mio personaggio in questo arco di tempo. Lo troverò traumatizzato? O piuttosto indurito dopo le tante esperienze accumulate durante la prima serie? Di sicuro lo troverò cambiato, e come attore, non potrei chiedere altro. Amo al tal punto questo personaggio… che non ho il cuore di abbandonarlo. Mi auguro che a questa seconda stagione ne possa seguire una terza… e poi, perché no, anche una quarta!» Tra i prossimi impegni di Nay, oltre alle riprese della nuova stagione della serie, il cui inizio è previsto in primavera, vi è la registrazione di un album musicale ed una  tournée con la sua band “Pudeldame” (Su Youtube il video del primo singolo “Der Erbe”).  «La musica, da sempre, è la mia grande passione accanto alla recitazione», racconta. «Ho sempre praticato questi due interessi in parallelo, e, ancora oggi, non saprei scegliere tra i due». Dopo aver studiato piano jazz da bambino, ed anni di esperienza da cantante con le sue band, da alcuni anni Nay si è lanciato nella composizione di musica per il cinema. Tra i suoi ultimi progetti, la composizione dell’intera colonna sonora di “Verbindungsfehler”, una commedia per la TV tedesca. «I miei compositori preferiti? In cima alla classifica metto il compositore americano Philip Glass, che ammiro da sempre per il suo stile essenziale e minimalista. Una scoperta più recente è il lavoro di Gustavo Santaolalla, l’autore del soundtrack di “Amores Perros”, che mi ha intrigato per il suo uso molto personale della chitarra elettronica su basi di musica elettronica. Una ricetta, la sua, che mi ha aperto nuovi orizzonti e che non vedo l’ora di sperimentare sulla mia musica».

Pubblicato su L’Uomo Vogue, Maggio 2017

Photo credit: Steven Kohlstock

 

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