Il potere dell’anello: o come la nuova architettura corporate sarà priva di angoli dietro cui nascondersi. Intervista con Simon Denny

Da Apple a Zappo, passando per la sede dei servizi segreti Britannici, il potere aziendale si racconta attraverso titanici, inespugnabili edifici di forma circolare. L’artista neozelandese Simon Denny ci spiega perché. 

 

Un imponente anello di vetro e acciaio di 250 metri di diametro, circondato, sia all’esterno che all’interno, da piantagioni di alberi da frutto: così si presenterà, una volta ultimato, il nuovo campus di Apple disegnato da Foster & Partners e già ribattezzato “The spaceship” per la circolarità perfetta che ricorda quella di un’astronave. «Sarebbe sbagliato interpretare questa scelta architettonica come una mera autocelebrazione di quel design minimalista che ha reso la Grande Mela di Cupertino celebre nel mondo», spiega l’artista neozelandese Simon Denny, reduce da una personale alla Serpentine di Londra dedicata all’Apple Campus ed altre architetture anulari. «L’anello assolve ad una funzione ben precisa: grazie alla predominanza del corridoio rispetto agli altri ambienti dell’edificio, moltiplica le “collisioni”, ovvero le occasioni di incontro casuale tra i dipendenti. Il che lo rende l’habitat architettonico naturale per sperimentare le più moderne filosofie di work management incentrate sulla collaborazione». Tra le più in voga del momento vi è l’Holacracy: proposta per la prima volta dall’azienda Ternary Software, essa vede  nell’eliminazione quasi totale delle gerarchie e nel dialogo continuo tra dipendenti due potenti catalizzatori d’innovazione. «Sia il GCHQ, dal 2004 nuova sede degli 007 britannici, che gli uffici dell’e-commerce statunitense Zappo, entrambi titanici edifici a pianta anulare attraversati, come la “Spaceship” di Apple, da un “corridoio infinito”, sperimentano l’Holacracy con successo da alcuni anni». Il primo a intuire il potenziale del cosiddetto “corridor effect”  fu Eero Saarinen, che nel 1961 progettò per IBM il “Watson Research Center”, un edificio-corridoio a forma di mezzaluna immerso nel verde, così concepito per favorire le occasioni di incontro e scambio di idee tra i ricercatori. «Scelta singolare per edifici di tali dimensioni, sia il Watson Research Center che il GCHQ e gli uffici di Zappo presentano un’unica entrata. Non è una coincidenza: l’ingresso unico è un altro dei capisaldi dell’holacracy, perché crea un’ulteriore punto di aggregazione tra dipendenti. Al contempo, come nei castelli medievali, rende l’edificio più facilmente difendibile in caso di attacco esterno».“Un edificio a metà tra università, monastero e fortezza”, così John Harwood, nel bel libro “The Interface: IBM and the Transformation of Corporate Design”, definisce il pionieristico edificio di Saarinen. Una definizione che calza a pennello anche per la “Spaceship” di Apple, e gli uffici di Zappo: tre inespugnabili castelli del XXI secolo, eretti dai lord dell’high tech in vetro e non più in pietra massiccia, la cui diafana circolarità, ad un secondo sguardo, rivela un che di sinistro: «Come in un incubo orwelliano, al loro interno non esistono angoli dietro cui nascondersi. Metti una torre di controllo al centro e ti ritrovi con i più grandi panopticon mai costruiti».

Pubblicato su Vogue.it, Maggio 2017

http://www.vogue.it/news/notizie-del-giorno/2017/05/22/spaceship-apple-olacrazia-effetto-corridoio-ibm-zappo-panopticon/

GCHQ. Courtesy of the architect

 

IBM Thomas J. Watson Research Center New Joursey, Courtesy of IBM

 

IBM Thomas J. Watson Research Center, New Joursey, Courtesy of IBM
IBM Thomas J. Watson Research Center, New Joursey, Courtesy of IBM
IBM Thomas J. Watson Research Center, New Joursey, Courtesy of IBM
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