Travel: Rwanda

Dopo aver attraversato una fitta foresta di bambù giganti che pare stregata, per via del sinistro concerto di scricchiolii che accompagna i movimenti delle canne ad ogni soffio di vento, il sentiero entra improvvisamente in una lussureggiante foresta pluviale: umida, minacciosa, così impenetrabile da risultare buia, nonostante il cocente sole africano sia già alto nel cielo. Ci troviamo sulle pendici del vulcano Karisimbi, il più alto del Ruanda, all’interno del Volcanoes National Park, uno degli ultimi habitat naturali dei gorilla di montagna, oltre che sede di numerose organizzazioni scientifiche ed ambientaliste specializzate nella loro conservazione. Proprio in questa foresta dal fascino primigenio, alla fine degli anni ‘60, fu scattata la celebre foto pubblicata sul National Geographic che raffigurava il gorilla “Peanuts” nell’atto di toccare amichevolmente la mano della naturalista ed attivista Dian Fossey: la prima testimonianza fotografica della possibilità di un’interazione pacifica, persino affettuosa, tra l’Uomo e i gorilla, fino ad allora considerati ingiustamente alla stregua di pericolosi e sanguinari King Kong. Dopo oltre cinque ore di cammino, reso arduo dal terreno fangoso e dalla presenza di esotiche piante urticanti, finalmente alle radiotrasmittenti delle guide del parco che ci accompagnano arriva la segnalazione che attendevamo da ore: i gorilla sono stati avvistati in una piccola radura a soli dieci minuti di cammino. Gli ultimi metri di marcia che ci separano dalla meta del nostro viaggio vengono percorsi in religioso silenzio, tanta è la tensione nell’aria: stiamo per incontrare il clan “Susa”, la stessa famiglia di gorilla di montagna con cui Dian Fossey visse dal 1967 al 1985, l’anno in cui fu uccisa dai bracconieri. Nella mente, intanto, risuonano le parole di Sir David Attenborough, uno dei mostri sacri della lotta per la conservazione animale: “Non c’è sensazione che possa essere equiparata a quella di trovarsi faccia a faccia con un primate di queste dimensioni: la loro somiglianza con noi umani è sbalorditiva. Mentre sei intento a guardarli, attento a non disturbarli incrociando troppo a lungo il loro sguardo, ti scopri improvvisamente piccolo, toccato nel profondo dal miracolo dell’evoluzione”. Per alte che fossero, l’incontro con i gorilla, che sorprendiamo sdraiati sull’erba intenti a sonnecchiare o a giocare con i cuccioli, non tradirà le aspettative: trovarsi faccia a faccia con i più grandi primati del pianeta; temere per la propria incolumità fisica quando il maschio dominante del gruppo si alza improvvisamente sulle zampe posteriori e si avvicina minaccioso, per poi convincerci delle sue intenzioni amichevoli; scorgere nei loro occhi espressivi, anche se di sfuggita, una scintilla di riconoscimento reciproco, si rivela un’esperienza indimenticabile, forte e rivelatoria: si inizia la scalata impazienti di scorgere in questi primati un barlume di umanità, per poi scoprire, osservandoli da vicino, quante delle nostre dinamiche sociali siano in realtà un retaggio di quella “scimmia ancestrale” che, a dispetto di tutto il progresso tecnologico, alberga ancora in tutti noi. E che, in ultima analisi, siamo noi ad assomigliare a loro, non viceversa. L’incontro con i gorilla è sicuramente il pezzo forte del Volcanoes National Park, ma non certo l’unica attrazione faunistica che questo scrigno di biodiversità, ultimo habitat naturale al mondo di diverse specie di scimmie, tra cui i cercopitechi dorati, ha da offrire al visitatore (per il pernottamento si consigliano il  “Five Volcanoes Boutique Hotel” o l’esclusivo “Virunga Lodge”). Con ben cinque vulcani da scalare uno accanto all’altro, agli amanti del trekking non mancano inoltre le occasioni per sbizzarrirsi. Particolarmente panoramica la scalata del Bisoke, dalle cui vette si aprono bellissimi scorci su tutti e sei gli altri vulcani Virunga, inclusi i due in territorio congolese, e sul bellissimo lago naturale che ne occupa il cratere. Da non perdere infine, una volta tornati a valle, una visita alle Musanze Caves, un impressionante percorso di grotte formatesi 65 milioni di anni fa, aperto di recente al turismo, dove è possibile, sotto altissime volte naturali, sperimentare l’emozione del buio e del silenzio assoluto. Alle porte del parco, in un’ampia radura dominata dai profili conici dei monti Virunga, si svolge ogni anno a fine agosto “Kwita Izina”, l’emozionante cerimonia di assegnazione del nome ai nuovi baby gorilla. A renderla speciale, oltre alla presenza delle massime autorità ruandesi e dei rappresentanti di importanti ONG internazionali,  la presenza in massa delle popolazioni rurali che abitano ai margini del parco, che, in quella che pare una celebrazione pagana d’altri tempi, si profondono in cori e danze sfrenate al ritmo dei tamburi, all’ombra di una gigantesca statua di bambù a forma di gorilla. Proprio in una politica illuminata volta alla  creazione di un forte legame — sia emotivo che economico — tra abitanti della regione e gorilla risiede il segreto del successo ruandese nella lotta al bracconaggio: una percentuale fissa delle ingenti entrate del parco (visitato da un turismo di élite, giacché il biglietto d’ingresso costa 750 $) è devoluta per legge a progetti sociali a favore delle comunità locali, come la costruzione di scuole ed ospedali ed altre infrastrutture mirate a migliorarne le condizioni di vita; ai bracconieri “pentiti” viene invece offerta la possibilità di riciclarsi professionalmente come guardie del parco. Risultato: in un mondo dove il numero di gorilla, stando all’ultimo bollettino dell’UICN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, continua a declinare inesorabilmente, il Ruanda, in totale controtendenza, ha assistito in pochi anni ad un aumento significativo della sua popolazione di gorilla di montagna, passati dai 480 esemplari nel 2010 agli attuali 880.

Un prolifico laboratorio di idee per l’intero continente Africano per le sue politiche all’avanguardia, non solo in materia di conservazione faunistica, ma anche di lotta alla povertà, sanità pubblica gratuita e sviluppo sostenibile: è questo il nuovo, sorprendente volto del piccolo stato Africano, passato alle cronache soprattutto per essere stato il teatro del folle genocidio  del 1994, ed oggi considerato un paese tranquillo, sicuro ed ordinato, al punto da essere ribattezzato “La Svizzera d’Africa”. Mentre si visitano le sale del “Memoriale del Genocidio” di Kigali, un’occasione preziosa per capire i prodromi di questa nera pagina di storia, si stenta a credere che il popolo ruandese, grazie ad una lungimirante ed illuminata politica di pacificazione nazionale studiata in tutto il mondo, sia riuscito a disinnescare sul nascere la spirale di odio tra vittime e carnefici, ed a voltar pagina così in fretta. Un ruolo decisivo, si scopre visitando il memoriale, lo hanno svolto i cosiddetti “Tribunali gacaca”, una singolare iniziativa governativa volta a dare la possibilità agli Hutu macchiatisi di crimini di incontrare i familiari delle vittime, e, in una cerimonia catartica di grande valore simbolico, chiedere loro perdono davanti ad un tribunale di villaggio. Il “Millenium Villages Tour” organizzato da NewDawnAssociates.com (un interessante tour operator specializzato in esperienze di “Community Tourism”), consente di visitare alcuni villaggi vicini alla capitale dove, grazie anche ai Tribunali Gacaca, ex-nemici mortali convivono oggi pacificamente, e raccogliere di prima persona le toccanti testimonianze di chi, pur avendo perso tutti i propri cari, ha saputo perdonare.

Dopo aver esplorato il lago Kivu e le sue isole di pescatori, così vasto da sembrare un mare, l’itinerario prosegue alla scoperta di altri due bei parchi naturali, che ci mostrano altri due volti di questo paese così piccolo, eppur così vario paesaggisticamente: l’Akagera e il Nyungwe. Il primo, un paradiso per gli amanti dei safari, ricorda i parchi nelle savane del Kenya e della Tanzania per la facilità con cui è possibile avvistare elefanti, giraffe, zebre, ippopotami e leoni, senza però l’affollamento di turisti che ne inquina in parte la magia. Per esplorare il secondo parco, ci ritroviamo infine sulla terrazza del superlativo Nyungwe Forest Lodge, a contemplare una piantagione da tè, circondati dal verde abbraccio di una delle foreste più antiche del pianeta, tra le poche ad essere sopravvissute all’era glaciale. In questa giungla meravigliosa, habitat di oltre trecento specie di uccelli e di dodici diversi primati, si può vivere l’esperienza di un incontro ravvicinato con gli scimpanzé e i còlobi, e provare il brivido di camminare su un traballante ponte sospeso 50 metri sopra gli alberi, da cui si godono, soprattutto all’alba, viste mozzafiato sul “tetto della foresta”, accompagnati dal cinguettio assordante di migliaia di uccelli che salutano il sorgere del sole.

Pubblicato su L’Uomo Vogue, Dicembre 2016

Photo Credit: Clara Vannucci

 

 

Akagera National Park. Courtesy of Clara Vannucci.
Volcanoes National Park. Courtesy of Clara Vannucci.
Susa Family, Volcanoes National Park. Courtesy of Clara Vannucci.
Susa Family, Volcanoes National Park. Courtesy of Clara Vannucci.
Susa Family, Volcanoes National Park. Courtesy of Clara Vannucci.
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Susa Family, Volcanoes National Park. Courtesy of Clara Vannucci.
Susa Family, Volcanoes National Park. Courtesy of Clara Vannucci.
Clara Vannucci and I with the Susa Family, Volcanoes National Park. Courtesy of Clara Vannucci.
Susa Family, Volcanoes National Park. Courtesy of Clara Vannucci.
Volcanoes National Park. Courtesy of Clara Vannucci.
Clara Vannucci and I, Nyungwe National Park. Courtesy of Clara Vannucci.
Spotting the Chimpanze, Nyungwe National Parl. Courtesy of Clara Vannucci.
Young gorilla, Volcanoes National Park. Courtesy of Clara Vannucci.
Courtesy of Clara Vannucci.
Kwita Izina, the Rwandan ceremony of giving a name to a newborn baby gorilla. Courtesy of Clara Vannucci
Volcanoes National Park. Courtesy of Clara Vannucci

 

“La compagnia d’elezione per involarsi alla scoperta della natura selvaggia del Ruanda è Ethiopian Airlines, che collega quotidianamente Roma e Milano a Kigali con scalo – e possibilità di stop over gratuito – ad Addis Abeba. Attraverso il tour operator della compagnia (www.ethiopianholidays.com ) è possibile inoltre organizzare esclusivi tour personalizzati sia del Ruanda che della capitale etiope”.

Tour Operator: NewDawnAssociates.com

Sul sito della Dian Fossey Foundation, gorillafund.org, è possibile adottare un cucciolo di gorilla.

 

 

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