“Virtuale Virtuoso”: o come le ONG hanno trovato nella realtà virtuale un nuovo alleato. Intervista con Adina Popescu.

Se si alza la testa, ci troviamo a contemplare nuvole cariche di pioggia, che corrono veloci. Se invece ci guardiamo attorno, la visione è quella delle scene di vita quotidiana nel campo profughi di Za’atari in Giordania, dove attualmente trovano rifugio 130 000 sfollati siriani. Siamo comodamente seduti sul divano del salotto di casa, eppure, grazie all’illusione generata dal visore per realtà virtuale che abbiamo calato sul volto, un po’ come Keanu Reeves in Matrix, per un attimo sembra proprio di essere tra quelle donne velate e bambini che giocano a calcio tra le tende, testimoni diretti del dramma dei rifugiati. E difficilmente, c’è da scommetterci, torneremo a guardare alla più grave emergenza umanitaria dal Dopoguerra con gli stessi occhi. E’ la magia “a 360°” di “Clouds Over Sidra”, la prima campagna di sensibilizzazione delle Nazioni Unite realizzata con la tecnologia della realtà virtuale, diretta dall’artista immersivo Chris Milk, VR-guru e regista di numerosi video degli U2, e presentata nel Gennaio 2015. «Negli ultimi mesi abbiamo assistito alla nascita di un nuovo genre: quello del “documentario in realtà virtuale impegnato”, a tematica politica, sociale e ambientale», spiega Adina Popescu, fondatrice di snowblackvr.com, uno studio creativo berlinese specializzato in contenuti per realtà virtuale. «Nel corso del 2015, questa tecnologia immersiva sviluppata dall’industria del videogioco e delle consolle interattive, in grado di generare l’illusione di essere “dentro” le immagini, e non di esserne meri spettatori come avviene con TV e Cinema, si è imposta come nuovo alleato di istituzioni governative e ONG per potenziare campagne di sensibilizzazione e raccolte fondi.» Dopo aver dato il la, le Nazioni Unite sono infatti già in buona compagnia: lo scorso maggio, Amnesty International UK ha lanciato la sua prima campagna VR con un impressionante documentario che “teletrasporta” lo spettatore tra le macerie ancora fumanti di un quartiere di Aleppo subito dopo un bombardamento; in ““360°: Act in Paris”, il documentario filmato dall’attore Jared Leto per conto dell’associazione ambientalista americana “The Sierra Club”, ci ritroviamo invece su una canoa nella Tundra dell’Alaska, testimoni impotenti dello scioglimento dei ghiacciai artici. «Ormai è assodato che leggere, o vedere un film su tematiche sociali e ambientali, dalla discriminazione razziale e la violenza sulle donne al saccheggio delle risorse ed il cambiamento climatico, influenza il comportamento delle persone molto meno di quando le si mette in condizione di toccare queste problematiche in prima persona attraverso simulazioni virtuali a 360°». E che l’empatia è una nuova valuta:  un recente studio di UNICEF che ha evidenziato come le campagne di raccolta fondi virtuali come “Clouds over Sidra” siano decisamente più efficaci di quelle tradizionali. «La cosa non deve stupire: stiamo parlando del più potente “generatore di empatia” mai esistito fino ad oggi. Vivere, anche se virtualmente e solo per pochi minuti, il mondo attraverso gli occhi di un’altra persona è un’esperienza molto forte, spesso sconvolgente, in grado di sbriciolare i muri dell’indifferenza, e di renderci più generosi, più inclini ad aiutarci gli uni con gli altri, a dispetto di ogni barriera geografica, ideologica, religiosa e culturale». E’ quanto emerge dagli incoraggianti risultati ottenuti da Jeremy Bailenson, direttore del Virtual Human Interaction Lab presso l’università di Stanford, co-autore del bel libro “Infinite Reality” – avvincente introduzione alla virtual reality –  e maggiore esperto al mondo degli effetti della VR sull’empatia. Sfruttando la realtà virtuale per creare l’illusione del “Body transfer”, di entrare cioè nel corpo di un altra persona, lo studioso statunitense ha rivelato al mondo lo straordinario potere di questa tecnologia per combattere pregiudizi e discriminazioni. Facendo vivere ad esempio ad uomini bianchi l’esperienza di reincarnarsi nel corpo di una donna di colore, egli ha ottenuto di ridimensionarne la propensione al razzismo ed al sessismo.“Trasformando” invece i suoi pazienti in animali, ad esempio mucche e squali, e persino in pezzi di corallo, lo studioso statunitense ha ottenuto di influenzarne abitudini alimentari e di consumo, instillando in loro una sensibilità per il welfare animale e per l’ambiente pressoché assente fino a quel momento. Effetti duraturi nel tempo, nonostante gli esperimenti immersivi durino solo pochi minuti.

L’anno appena iniziato è quello che vedrà la realtà virtuale raggiungere le grandi masse: dopo il successo negli USA dei Samsung Gear Vr, da Dicembre anche sul mercato italiano, nei prossimi mesi arriveranno  anche il visore “Oculus Rift”, acquisito da Facebook per 2 miliardi di dollari, “PlayStation VR” di Sony e “Htc Vive”. «Quando l’hardware per fruire della realtà virtuale raggiungerà, tra pochi mesi, la grande distribuzione, per il giornalismo, e soprattutto per il reportage d’inchiesta, si dischiuderanno nuovi orizzonti”, prevede Popescu. «Sta per iniziare l’era dell’ “Impact story telling”, della narrazione ad alto impatto, vissuta in prima persona: là dove un tempo arrivava solo la telecamera del giornalista, adesso arriveremo anche noi fruitori di notizie, sempre più desiderosi di vivere il brivido di essere in prima linea». Lo scorso novembre, il New York Times ha distribuito ai propri abbonati oltre un milione di “Google card board headsets”: un visore di cartone del costo di pochi dollari, da piegare a casa, pensato per ospitare uno smartphone alla corretta distanza dagli occhi e dare così a tutti un “assaggio” degli effetti immersivi  della nuova tecnologia. VICE news, invece, già da un anno ha dedicato al reportage politico in VR un proprio canale online. Ad inaugurarlo, lo scorso gennaio, l’emozionante documentario a 360° “VICE News VR: Millions March”, che ci porta tra i sessantamila manifestanti che, il 13 Dicembre 2014, hanno protestato a New York contro gli abusi della polizia sui cittadini afroamericani. Un tema attualmente molto caldo negli Stati Uniti, che verrà ripreso dall’atteso “Perspective 2: The Misdemeanor”, in programma questo mese al Sundance Film Festival: un film VR realizzato da Rose Troche e Morris May, che, rivelano gli autori, porterà lo spettatore a immedesimarsi prima in un uomo arrestato ingiustamente dalla polizia, e successivamente nel poliziotto che esegue l’arresto, concepito per favorire la comprensione reciproca tra cittadini e forze dell’ordine. La diffusione di massa e l’uso non più solo ludico di una tecnologia così dirompente sollevano, ovviamente, anche numerosi interrogativi di natura etica. Possiamo escludere che questo potente strumento di persuasione non verrà utilizzato al contrario, per fini di propaganda e di lavaggio del cervello? Non meno inquietante lo scenario tratteggiato da Mark Zuckerberg, che ha preconizzato un futuro non lontano dove passeremo molte ore al giorno nel mondo virtuale, un po’ come oggi già avviene con i social media. Un “effetto risucchio” tutt’altro che improbabile, davanti al quale lo stesso Bailenson mette in guardia, dichiarando che la VR va usata con parsimonia, e solo per vivere esperienze altrimenti non possibili nel mondo fisico. «Abbiamo tra le mani uno strumento affascinante, che ci consente di estendere le nostre esperienze sensoriali. Ma in nessun modo», concorda Popescu, «dovrebbe rimpiazzare quelle reali nel quotidiano».

 

Pubblicato su Vogue Italia, Gennaio 2016

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