The medici effect: interview to Frans Johannson

Charles Darwin era un geologo quando propose la sua Teoria dell’Evoluzione. A spiegarci la fine dei dinosauri è stato invece un astronomo. Come si spiega che tante invenzioni che hanno cambiato il mondo siano state partorite dalle menti di donne e uomini con poca, se non addirittura nessuna esperienza del settore? La teoria che porto avanti nel mio libro “L’effetto Medici” è che, lungi da essere eccezioni, questi esempi costituiscono la norma: la storia ci insegna che le idee più geniali e rivoluzionarie originano spesso nella cosiddetta “intersezione”, la zona di confine tra diverse culture, diversi settori lavorativi, o diversi rami di una stessa industria, dove settori del sapere apparentemente lontani e slegati tra di loro hanno modo di entrare in contatto e fertilizzarsi a vicenda. Il titolo del libro fa riferimento ad uno dei più fulgidi esempi di “intersezione” di sempre, la corte dei Medici: invitando a palazzo gli uomini più geniali delle varie discipline, pittori, matematici, filosofi ed architetti e favorendo il dialogo e la contaminazione tra aree del sapere diverse, ai signori di Firenze riuscì di innescare una rivoluzione culturale, il Rinascimento Europeo, di cui ancora oggi sentiamo gli effetti. Da quando Internet ha abbattuto molte barriere al libero fluire del sapere, assistiamo ad una crescita esponenziale di idee rivoluzionarie nate dal connubio di aree del sapere molto lontane. Si pensi all’ospedale di Cambridge, nel Regno Unito, dove un gruppo di medici ha pensato di adattare le tecniche di pitstop della Formula 1 alle esigenze ospedaliere, ottenendo così di ridurre drasticamente i tempi di trasferimento dei pazienti nell’unità di trattamento intensivo; o agli uffici ecosostenibili progettati dall’architetto Mike Pearce ad Harare, al cui interno la temperatura è tenuta sotto controllo non da centinaia di condizionatori ma da un complesso sistema di canalizzazione dell’aria ispirato a quello dei termitai. Il successo di molte invenzioni nate all’intersezione arriva spesso per vie così traverse, da cogliere di sorpresa gli stessi inventori: non tutti sanno che Youtube nacque come sito di dating basato sullo scambio di video invece che di foto, fino al giorno in cui un utente caricò un video musicale, innescando la rivoluzione nel settore musicale che tutti conosciamo. Come ho spiegato nel mio secondo libro, the “click effect – seizing opportunity in an unpredictable world”, la fortuna gioca un ruolo particolarmente importante quando si decide di esplorare l’intersezione. Non basta entrare nella miniera per trovare l’oro: per scoprire un nuovo filone, un minatore sa che occorre procedere a tentoni e dare molti colpi di piccone a vuoto. Prima di imbroccare il progetto baciato dalla sorte occorre anche mettere in conto un gran numero di fallimenti: “Angry Birds”, il videogioco più famoso del mondo, è il 52mo progetto di un’azienda finlandese che in precedenza aveva collezionato quasi solo flop commerciali. In un’epoca dominata dall’imprevedibile, dove innovazioni che ribaltano le regole del gioco si susseguono così in fretta da rendere inutili formule per il successo valide solo pochi anni fa, vincerà – ne sono certo – chi sperimenterà molto, e chi non avrà paura di farlo in maniera audace. Il miglior modo per farlo è posizionarsi programmaticamente  all’interfaccia: aspettatevi l’inatteso, provocatelo, collaborando con specialisti di altre discipline o semplicemente abbonandovi alle riviste specializzate dei settori a voi più lontani, dalla botanica all’astrofisica. Imparerete a vedere il mondo da nuove prospettive. Improvvisamente, scoprirete intersezioni ovunque, e concetti apparentemente slegati si combineranno in modi che non avreste mai ritenuto possibili.

Pubblicato su L’Uomo Vogue, Ottobre 2015

 

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