Funzionamento e prospettive della “Criptocurrency”

Criptocurrency, banche dati decentralizzate e sicure per le “valute virtuali” 

Con oltre 100 000 transazioni al giorno ed una capitalizzazione di mercato di ben 5 miliardi di dollari, il Bitcoin – la più celebre delle centinaia di valute virtuali o “crypto-currency” spuntate come funghi sul web negli ultimi 5 anni – è entrato ormai ufficialmente nella sua fase main-stream: seguendo l’esempio di Wikipedia,  anche Greenpeace e PayPal, da Settembre, accettano pagamenti in cripto-moneta sulle loro piattaforme.  Una fiducia tutt’altro che scontata per una valuta spuntata dal nulla, che non ha alle sue spalle né una Zecca di Stato né una Banca Centrale, partorita dalla fantasia di un anonimo hacker, noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, di cui non si sa assolutamente niente, nemmeno se si tratta di una o più persone. «Sarebbe riduttivo considerare il Bitcoin come una mera valuta», spiega il berlinese Andreas Schildbach, il programmatore dell’applicazione “Bitcoin Wallet” (uno dei “portafogli virtuali” per Bitcoin più scaricati al mondo su piattaforma Android), considerato uno dei massimi esperti mondiali in materia. «Esso costituisce il primo esempio di “decentralized trust network” della storia, una rete cioè dove gli utenti possono interagire tra di loro in maniera sicura, senza doversi fidare l’uno dell’altro, e , questa la grande novità, senza doversi affidare all’intermediazione di terzi per tutelarsi. Una sfida che da decenni appassiona i matematici, nota come “Problema dei generali bizantini”, che oggi finalmente ha una soluzione». Collegati l’uno con l’altro in una rete peer-to-peer non dissimile da quelle per la condivisione di file musicali, come E-Mule o Napster, gli utenti della Bitcoin community effettuano transazioni di denaro, anche ingenti, in maniera decentralizzata, senza dover passare attraverso le banche. Il ruolo da garante è svolto da quella che Schildbach non esita a definire “una delle più significative e dirompenti invenzioni degli ultimi vent’anni”: la cosiddetta “blockchain”. «Si tratta di un registro pubblico e condiviso delle transazioni  conservato, in migliaia di copie, sui computer di migliaia di utenti del network, dalle caratteristiche straordinarie: grazie ad un artificio matematico, tutti possono scrivervi sopra nuove informazioni, ma nessuno, neppure il più abile degli hacker, può sperare di modificare quanto vi è stato scritto». «Per farlo dovrebbe impegnarsi in un calcolo che, con la tecnologia attuale, durerebbe solo… un paio di miliardi di anni”, ironizza uno dei massimi esperti mondiali di Blockchain, Gavin Wood, tra i principali promotori del progetto “Ethereum”, una blockchain di nuova generazione, più flessibile di quella del Bitcoin ed interamente open-source, corredata di un proprio linguaggio di programmazione ed una propria criptovaluta (Ether). «Lo scopo dichiarato del nostro progetto, con ben 18 milioni di dollari il secondo più finanziato nella storia del crowd-funding, è favorire la diffusione del “decentralized computing”, la macro-tendenza che già oggi sta rivoluzionando internet e che, in un futuro non lontano, potrebbe far piazza pulita di tutte quelle piattaforme centralizzate e gerarchizzate – come Facebook, Airbnb, Ebay – e, chissà, magari anche banche e borse valori, attorno a cui oggi ruota la nostra vita», spiega Wood, ricordando come, sulla spinta del successo del bitcoin, la “Blockchain revolution” sia già iniziata, e che la cripto-moneta è solo la prima di un numero indefinito di possibili applicazioni dello stesso principio. Ripple, ad esempio, lanciata nel 2011, costituisce il primo esperimento di “borsa valori decentralizzata”: basta scaricarne l’applicazione e chiunque, anche un semplice libero professionista, può creare e mettere in vendita azioni per il proprio business, senza nemmeno doversi appoggiare ad una banca per farlo. Grazie a “Monegraph”, definito “il Bitcoin per l’arte digitale”, artisti e creativi possono tutelare il proprio lavoro digitale dal furto intellettuale chiedendo ad una blockchain di certificarne, attraverso un time-stamping decentralizzato,  la data di creazione. “Lighthouse”, attualmente nella sua fase beta, punta a diventare la prima piattaforma di crowd-funding interamente decentralizzata, dove una blockchain, opportunamente programmata, raccoglierà i fondi per i vari progetti e si occuperà di smistarli. Nuove piattaforme di micro-blogging peer-to-peer, infine, come “BitMessage” e “Twister”, consentono già oggi agli utenti di evitare il passaggio obbligato attraverso un server centrale per i propri messaggi con ovvi vantaggi in termini di sicurezza e privacy. Nessun governo potrà silenziare a piacimento il servizio, come recentemente ha fatto il governo turco bloccando il server di Twitter. «Per i fautori della decentralizzazione, il nemico numero uno sono i server, ovvero le banche dati nelle mani di pochi privati nei quali possono confluire, pensiamo a Facebook, i dati privati di oltre un miliardo di persone», spiega Nick Lambert, portavoce di MaidSafe, un ambizioso progetto che punta a creare un internet totalmente decentralizzato unendo, in un’unica rete o “Cyber-brain”, le memorie CPU di milioni di computer privati in tutto il mondo, il cui lancio è previsto tra un anno. «Solo rifondando da capo internet, eliminando i server, possiamo sperare di salvarlo dalle piaghe che oggi lo affliggono: scarsa sicurezza, mancanza assoluta di privacy ed esposizione agli attacchi di virus, hacker e governi illiberali. Il Cyber-Brain di MaidSafe intende fornire all’umanità la prima banca dati interamente decentralizzata: diversamente da quanto avviene con iCloud, Google Drive o Dropbox, i dati di ciascun utente verranno salvati non più su un server ma, dopo essere stati criptati e suddivisi in una miriade di sub-unità, su migliaia di computer diversi, appartenenti agli altri membri della rete. «Nessuno potrà ricomporre il puzzle ed accedervi, nemmeno il più abile degli hacker, se non il legittimo proprietario», promette Lambert. «Su una rete siffatta, tutti i servizi centralizzati che gestiscono la condivisione di contenuto sul web oggi, come Youtube, Facebook, Drobox, potranno rinascere in versione decentralizzata: senza un proprietario e senza server».

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Anche Janislav Malahov, fondatore di una nuova criptovaluta chiamata “CoinAwesome”, il cui lancio è previsto questo mese, è convinto che il decentralized computing possa rivoluzionare l’industria del contenuto sul web. «Oggi i creatori di contenuto online, come blogger, fotografi e videomaker, non sono retribuiti, o, nel mel migliore dei casi, dipendono da abbonamenti e pubblicità per la remunerazione del proprio lavoro. CoinAwesome, un pulsante simile al Like di Facebook, consentirà a chiunque di effettuare e ricevere microdonazioni, anche inferiori ad un centesimo di euro, con un click». Sulla base della propria attività di Liking, o meglio “awesoming”,  un’ apposita Blockchain, interfacciata con un nuovo aggregatore di nome “Sofia”, ripagherà il donatore con una selezione di contenuti sul web – articoli, immagini e quant’altro – calibrati sul suo gusto. «Poiché il sistema è decentralizzato, nessuno – governo o dirigente d’azienda che si voglia –  potrà intervenire silenziando alcune informazioni, privilegiandone altre, o inframmezzando a piacimento annunci pubblicitari», spiega Malahov. «Se la mia passione sono le immagini di seni di donna scoperti, ad esempio, grazie a questo sistema di canalizzazione dell’informazione peer-to-peer ed indipendente, il primo nel suo genere, nessun Mark Zuckerberg potrà bandirle dal mio schermo, come ha fatto sulla sua piattaforma».

Pubblicato su L’Uomo Vogue, Gennaio 2015

http://www.vogue.it/uomo-vogue/news/2015/02/criptocurrency#sthash.vD03LV40.dpuf

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