Interview with violinist and orchestra director Nikolaj Znaider

«Ogni bravo violinista è in grado di ascoltare, all’interno della sua mente, una versione ideale della musica scritta nello spartito che si trova davanti. Trasporre la musica dal mondo delle idee a quello dei suoni reali: questa la vera sfida – di natura “metafisica”, più che tecnica – del nostro lavoro.»  Parole di uno dei massimi esperti in materia: il danese-israeliano Nikolaj Znaider. violinista solista tra i più richiesti al mondo, e, da alcuni anni, apprezzato direttore d’orchestra. Noto per riunire in una sola persona non solo una profondità musicale e uno stile che, pur prendendo spunto dalla tradizione del passato, risulta essere sempre molto innovativo, ma anche un carisma fuori dal comune, il Chicago Tribune ha scritto di lui: “Era dai tempi dell’arrivo di Gideon Kremer nel mondo del violino, nel 1970, che un violinista non riusciva a fare così sensazione”. Classe ’75, i primi successi di Znaider col violino arrivano, giovanissimo, nei primi anni ’90: nel giugno del 1992, a 16 anni, si aggiudica il primo premio della “4th International Carl Nielsen Violin Competition”; nel 1997 arriva la consacrazione, con uno dei premi più ambiti nel mondo del violino, la “Queen Elizabeth Competition”, a Brussels. «Perché lo scarto tra mondo dei suoni ideali e suoni reali sia il minore possibile, ogni musicista, per non esporsi a continue frustrazioni, intraprende all’inizio della sua carriera la ricerca di uno strumento la cui “voce” sia la stessa che ben conosce all’interno della sua mente», spiega il violinista. «Sotto il profilo psicologico, il violino rappresenta per il violinista quello che l’ugola rappresenta per un cantante: niente meno che una parte del proprio corpo, insostituibile, vitale, senza la quale egli si sente sperso, inutile, se non addirittura vulnerabile, come Sansone senza i suoi capelli. Se non che questo organo importantissimo non gli viene dato da Madre Natura al momento della nascita, ma deve trovarlo egli stesso durante il suo cammino, nel mondo.» Una ricerca spesso estenuante (e pressoché incomprensibile per i non addetti ai lavori) che per Znaider, noto per aver scartato addirittura uno Stradivari, si conclude solo nel 2006, a trentuno anni, l’anno del fatidico incontro con il “Guarnieri del Gesù” suonato in passato dal leggendario Fritz Kreisler, generosamente messogli a disposizione dal Royal Danish Theater. «Dopo alcune settimane, ho capito di aver fatto l’incontro con uno strumento in grado di completarmi alla perfezione. È un violino di carattere, forte, in grado di sostenere stimolazioni molto vigorose, se non addirittura violente, senza mai tradire il suono». Non pago del successo internazionale come violinista solista, nel 2010 Znaider inaugura la sua carriera di direttore d’orchestra al Mariinsky Theater di San Pietroburgo. «Con mia sorpresa, l’esperienza parallela di direttore mi sta trasformando in un musicista migliore», spiega.«Ogni violinista, com’è noto, memorizza lo spartito non solo mentalmente, ma anche nei propri muscoli. L’impossibilità, per il direttore, di fare affidamento alla memoria muscolare lo spinge a dover interiorizzare la musica ad un livello puramente astratto, intellettuale. Col risultato che quando suono, adesso, ho la sensazione di avere della musica una comprensione più profonda che in passato; di coglierne l’essenza, con i soli strumenti della mente». «A questo si aggiunga», prosegue, «che adesso, quando mi esibisco, non sento più solo me stesso, ma anche gli altri musicisti. È come se salire sul podio più prestigioso dell’orchestra mi avesse insegnato, paradossalmente, a domare il mio ego di musicista, conferendomi una capacità di ascolto a me precedentemente sconosciuta».  Il calendario di un uomo impegnato a portare avanti ben due carriere al più alto livello, si annuncia, come prevedibile, fitto di impegni: questo autunno inciderà l’unico concerto per violino di Tchaikovsky (op.35), e si esibirà, accompagnato dalla prestigiosa Leipzig Gewandhaus Orchestra diretta da Riccardo Chailly, in un’attesa tournée che farà tappa a Vienna, Lipsia e in cinque città americane; a dicembre invece dirigerà la London Simphony Orchestra. «Tanti, tanti impegni, che si infrappongono, per il momento, tra me e un mio vecchio sogno nel cassetto: incidere i concerti per violino di Bach», rivela. «Capolavori assoluti che non esiterei a definire il “Vecchio Testamento” per violinisti, con cui, dopo anni di esitazioni, sento di potermi finalmente confrontare serenamente»

Pubblicato su L’uomo Vogue, Ottobre 2014

Courtesy of LORENZO BALDRIGHI ARTISTS MANAGEMENT
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