“The Land”: Interview with Rirkrit Tiravanija

Maestro dell’arte relationale, trasforma i musei in cucine. Nel suo eremo, aperto a tutti e autosostenibile, insegna a vivere producendo meno.

«The Land è un fazzoletto di terra situato vicino a Chiang Mai, in Tailandia, dove chiunque può recarsi per coltivare riso e interagire con gli altri ospiti della struttura, spesso artisti, per mettere a punto nuove idee e pratiche di interazione con la società e con il prossimo. Un luogo dove sperimentare l’autosostenibilità ed imparare che è possibile vivere con meno, facendo meno», spiega l’artista di origini tailandesi Rirkrit Tiravanija, fondatore insieme al connazionale Kamin Letchaiprasert di questo progetto agricolo nato dall’arte, che quest’anno festeggia i quindici anni di esistenza. In esso vi sono tutti gli ingredienti di quell’ “arte relazionale” di cui Tiravanija – noto per trasformare gallerie e musei in salotti e cucine, non di rado mettendosi lui stesso ai fornelli – è considerato uno dei maggiori esponenti del mondo: un’arte che pone l’accento sull’interazione tra i suoi fruitori, più che sulla realizzazione di un prodotto vendibile nelle gallerie, e che trova nel cibo e nell’agricoltura gli strumenti d’elezione per portare gli individui in contatto l’uno con l’altro. «Non è un museo, un parco di sculture, un oggetto, una proprietà. Non può essere trasportato, non può essere venduto. Non è nemmeno un luogo, ma è aperto a tutti. “The Land” una condizione di vita: una piazza di scambio, un’alternativa, un luogo dove pensare fuori dagli schemi», prosegue l’artista, che intende così sottolineare il carattere “orientale” del suo progetto, che rifugge ogni definizione e non si pone obiettivi particolari, in linea col principio buddista che libera l’uomo dall’obbligo, tipicamente occidentale, di essere necessariamente produttivo e sviluppare al massimo il proprio potenziale. «The Land è libero dall’obbligo di “funzionare”, di essere giusto o sbagliato. È come un albero che cresce in un campo. La sua “utilità” non può essere misurata, ma tutti noi sappiamo che in sua assenza non potremmo ripararci dalla pioggia e dal sole, né nutrirci dei suoi frutti». Alla richiesta di parlare dei prossimi progetti, Tiravanija, che oggi vive e lavora tra Berlino, New York e Bangkok, risponde, coerentemente, in maniera beffardamente elusiva: «Intendo respirare a polmoni aperti, vivere in libertà. E fare meno per ottenere di più. Vivere, non produrre, è quel che veramente conta.»

Pubblicato su L’Uomo Vogue, Novembre 2013

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