The guru of the “Web squared”: interview with Gavin Starks

È stato calcolato che grazie agli smartphone l’umanità abbia prodotto più dati sulle proprie attività nel corso degli ultimi due anni di quanto non abbia fatto dalle prime incisioni rupestri fino al 2011. Un’accelerazione vertiginosa che, secondo il guru del web Tim O’Reilly – iniziatore e promotore della nozione di Web 2.0, e considerato tra i più fini osservatori del cambiamento tecnologico – sta traghettando la società verso una nuova era informatica, il cosiddetto “Web squared” o “Web2”. Se il Web 2.0 ha avuto il merito di consentire lo sfruttamento dell’intelligenza collettiva degli utenti della rete, che oggi possono scambiarsi liberamente informazioni ed idee “in orizzontale”, senza bisogno di intermediari, il “web elevato al quadrato” sfrutterà invece l’intelligenza collettiva dei sensori (smartphone, microchip): diffusi capillarmente sul territorio, sempre più in grado di comunicare in automatico tra di loro, essi ci restituiranno, in tempo reale, un’immagine sempre più accurata delle attività umane. «Il processo di organizzazione di questa immensa mole di dati in network intelligenti, interconnessi tra di loro, è appena iniziato, e,  rivoluzionerà profondamente il mondo dell’ecologia», spiega Gavin Starks, considerato uno dei massimi esperti mondiali della relazione che intercorre tra dati e preservazione dell’ambiente. «Senza stime attendibili sull’impatto ambientale delle nostre attività, non vi può essere reale presa di coscienza, e cambiamento. Il Web2 ce le fornirà in tempo reale, con un click». Starks parla con cognizione di causa: egli è uno dei fondatori di AMEE (acronimo di “The Avoiding Mass Extinction Engine”), una visionaria piattaforma online che, mettendo per la prima volta in relazione dinamica decine di database diversi, fornisce la carbon footprint di tutte le aziende del Regno Unito, 2,1 milioni in tutto. Con risultati già tangibili: grazie ad una collaborazione con AMEE, Walmart, il più grande rivenditore del mondo, ha annunciato un processo di ristrutturazione della propria catena di fornitori, con l’obiettivo di ridurre di ben 20 milioni di tonnellate di CO2 le proprie emissioni entro il 2015; un’interfaccia con Autodesk (il principale software per la progettazione in 3D) consente invece ai designer di valutare l’impatto ambientale di un prodotto durante la sua fase di progettazione, e di optare, in corso d’opera, per materiali, tecniche e fornitori meno impattanti possibile. «Il prossimo obiettivo è creare un super network di dati che riunisca tutti i dati di consumo energetico del mondo, così da fornire a privati, dirigenti di azienda e politici gli strumenti per operare scelte virtuose per l’ambiente: si stima che solo per il fatto di conoscere il proprio impatto, gran parte delle aziende ridurrebbe del 10-20% le proprie emissioni, non fosse altro per ottenere un risparmio energetico.». Tra le conseguenze più rivoluzionarie del Web2, conclude Starks, vi sarà quella di fornire agli utenti della rete argomenti ben più convincenti per finanziare idee green secondo schemi di “crowd funding” – una delle più belle realtà figlie del Web 2.0. «Quando si tratta di ecologia, Web2 e Web 2.0 possono infatti andare a braccetto, e potenziarsi a vicenda. Gli effetti di questo connubio, che oggi possiamo solo vagamente intuire, saranno sicuramente dirompenti».

Pubblicato su L’Uomo Vogue, Aprile 2013

Gavin Starks

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