Travel: Negev

Tuffarsi all’alba in una piscina costruita sull’orlo di un immenso cratere a forma di cuore – il Makhtesh Ramon – e, tra una bracciata e l’altra, contemplare l’immensità del deserto tingersi di ogni tonalità di rosso. Cullando magari l’illusione di fare un bagno sulla luna. È possibile provare ogni mattina questa emozione soggiornando all’esclusivo “Hotel Bereshit”, a Mitzpe Ramon, in una delle regioni meno battute d’Israele, il deserto del Negev. Una terra aspra che affascina per la sua bellezza vergine e arida, tra letti di fiumi prosciugati, canyon, cinque crateri (i “Machteshim”, non originati dall’impatto con asteroidi ma da fenomeni d’erosione unici al mondo, prerogativa di questo lembo di terra), e spoglie colline di pietra dalla forma insolitamente affusolata, che si inseguono l’un altra a perdita d’occhio. Ma il Negev ha saputo affascinare generazioni di poeti israeliani anche per il suo volto più dolce: quello visibile nei brevi mesi invernali, quando il Negev  si ricopre di lussureggianti manti fioriti, costellati qua e là di anemoni rossi e  iris “Yeruham”, una rara varietà endemica introvabile altrove. (Per scoprire il volto più accogliente del deserto israeliano, da non perdere una passeggiata lungo il torrente Wadi Zin, su un sentiero che si inerpica tra acacie e piante di pistacchio fino alla sua sorgente, al centro di un bosco di pioppi). A dispetto della sua apparente ostilità, il deserto del Negev è una terra ricca di storia: secondo i libri sacri, Abramo vi costruì la sua dimora; in epoca Bizantina, da qui passava la “Via delle Spezie”, una rotta commerciale che i Nabateani, i “padroni del deserto”, solevano percorrere con carovane di cammelli cariche di merci preziose, provenienti dallo Yemen e destinati ai porti di Gaza. Lungo la sua rotta si possono ancora visitare gli avamposti costruiti per il riposo dei viandanti, come Mamashit, Shivta, Nitzana e Avdat, dove si possono ammirare i torchi con cui, già migliaia di anni fa, in questa regione si produceva il vino. Negli ultimi anni il Negev si è imposto sempre di più come meta “slow”: nella regione di Ramat Hanegev, si può scegliere tra numerose aziende agricole presso le quali è possibile fermarsi a mangiare e a dormire, ed assistere alle fasi produttive di prodotti tipici. Come la fattoria “Kornmehl”, rinomata per i suoi formaggi di capra, costruita su una collina con una vista a 360° sul deserto. Oppure la “Sde Boker Winery”, (+972-50-7579-212) nell’omonimo kibbutz, la prima ad aprire nel Negev, o la “Nahal Boker Vineyard” (+972-8-6573483, http://www.israeldesertlodge.com), tutti ottimi indirizzi per provare l’emozione di dormire in pieno deserto, sotto un manto infinito di stelle, ed assaggiare gli insoliti vini che qui vengono prodotti, solitamente in alture sui 600 metri, (talvolta addirittura nel rispetto di antiche tecniche tradizionali per raccogliere l’umidità dell’aria durante la notte), caratterizzati da un inconfondibile sapore fruttato, il tratto più distintivo dei vini del deserto.

 

Pubblicato su L’UOMO VOGUE, Novembre 2012

     

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