Interview with piano player Lang Lang

«Trovo che vi sia una certa bellezza nell’idea di sentirsi persi… qualcosa di fresco. Come se per una volta non fossi tu ad inseguire le note, ma fossero loro a venire a te. A me tuttavia capita di rado, perché padroneggio le tecniche per memorizzare la musica fin dalla più tenera infanzia». A parlare è il pechinese Lang Lang, classe ’82, il pianista che il Times, nel 2009, non ha esitato ad includere tra le 100 persone più influenti del mondo, che il New York Times non ha esitato a definire “l’artista più “hot” nell’intero panorama della musica classica contemporanea, e a cui il celebre marchio Steinway, rompendo un tabù durato 150 anni, ha addirittura intitolato uno dei suoi modelli di pianoforte. Una padronanza impressionante degli spartiti più difficili da eseguire (che più di un critico, ad onor del vero, trova vada spesso a discapito della sua capacità di comunicare emozioni), che gli deriva da un’infanzia da enfant prodige letteralmente passata seduto al pianoforte, prigioniero del sogno di un padre-padrone determinato a fare di lui una star, come descrive nella sua toccante autobiografia “Journey of a Thousand Miles”. «Mio padre è stato crudele», confessa. «Ma l’ho perdonato ed oggi abbiamo un buon rapporto. E non ho rimpianti: non avrei una vita così piena oggi se non avessi sacrificato parte della mia infanzia». Noto per essere riuscito a trasformare la musica classica da prodotto culturale di nicchia a fenomeno “pop”, con album che vendono come quelli di rockstar e in agenda più di cento concerti all’anno quasi sempre sold out, questo mese Lang Lang pubblicherà il suo nuovo album, un’attesa raccolta di concerti di Chopin per piano solista. «Credo sia il compositore che più riesce a far breccia nel cuore degli ascoltatori. Poco importa se la musica classica rientra nei tuoi interessi o meno, se ascolti Chopin il coinvolgimento è assicurato!» Il 30 di Ottobre Lang Lang, che questa estate ha avuto l’onore di aprire i giochi Olimpici di Londra, si esibirà alla celebre Carnegie hall di New York, dove terrà un concerto di beneficenza a favore della sua fondazione omonima, con la quale dal 2008 favorisce la diffusione della musica classica tra i bambini più poveri. «Ho sempre amato lavorare con i bambini. È con cinquanta di loro, provenienti dai più disparati paesi del mondo, che ho festeggiato il mio trentesimo compleanno, lo scorso Luglio. Abbiamo messo su un concerto indimenticabile. Per farlo abbiamo avuto bisogno di 5 traduttori simultanei!».

Pubblicato su L’Uomo Vogue, Ottobre 2012

Photo credit: Roberto Baldassarre

 

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