Interview with Marjane Satrapi

 

Ha vissuto metà della vita in Europa, ma non può dimenticare l’Iran.

«Se fossi un uomo, direi che l’Iran è mia madre, e la Francia mia moglie», esordisce Marjane Satrapi. In patria non può rimettere piede da dieci anni, da quando ha pubblicato “Persepolis”, il libro a fumetti che ha fatto parlare di lei in tutto il mondo, nel quale racconta le sue vicende autobiografiche sullo sfondo dell’Iran dei primi anni 80, sconvolto dalla rivoluzione islamica e dalla guerra con l’Iraq. Un libro irriverente e ironico tradotto in trenta lingue che vende oltre due milioni di copie nel mondo, cui fa seguito, cinque anni dopo, la versione cinematografica: una pellicola d’animazione di cui è co-sceneggiatrice e co-regista insieme al regista francese Vincent Paronnaud, insignita del premio della giuria al festival di Cannes nel 2007 e candidata l’anno successivo all’Oscar come miglior film straniero. A distanza di quattro anni l’universo autobiografico della fumettista iraniana – che dal 1994 vive stabilmente a Parigi – torna a ispirare una pellicola cinematografica, tra le più attese a Venezia: il film, realizzato ancora una volta con l’amico Paronnaud, si chiamerà “Pollo alle prugne” e sarà liberamente ispirato all’omonimo libro a fumetti, vincitore del Festival d’Angoulême 2004, che la Satrapi considera il suo miglior lavoro di fumettista.

Deluderà gli amanti del genere cartone animato scoprire che, a differenza di “Persepolis”, “Pollo alle prugne” non sarà una nuova pellicola di animazione, bensì un vero e proprio film girato in studio con attori in carne e ossa, tra i quali Mathieu Amalric (interprete principale de “Lo scafandro e la farfalla”) nel ruolo di protagonista, affiancato da Isabella Rossellini, Maria de Medeiros, Jamel Debbouze e Chiara Mastroianni (già voce di Marjane in “Persepolis”). «Abbiamo deciso di girare questo film rinunciando alla tecnologia digitale, così da ricreare l’effetto del Technicolor degli anni 50», spiega la Satrapi. «Una scelta di metodo che vuole essere una dichiarazione d’amore per il cinema che più amo: quello old-school dei film espressionisti di Fritz Lang e Wilhelm Murnau e dei noir di Hitchcock. Ma la tecnica narrativa basata su continui salti temporali conferirà al film un ritmo decisa decisamente moderno». La pellicola ci porta ancora una volta all’ombra dell’alta montagna innevata, a Teheran, che Marjane bambina vedeva da casa sua, e abbraccia un arco di tempo che spazia dagli anni 20 agli anni 90, narrando le vicende romanzate del prozio di Marjane, Nasser Ali Khan, un grande suonatore di tar (il liuto iraniano) a cui un giorno la moglie, nel corso di una lite, distrugge inavvertitamente lo strumento. Privato della sua musica, Nasser vuole farla finita. «Ho deciso di descrivere la morte come la perdita progressiva di ogni piacere», spiega Satrapi. «Sono infatti convinta che il desiderio, il piacere, siano processi eminentemente intellettuali. E che ognuno di noi possa morire anche solo decidendolo. Ma “Pollo alle prugne” è anche una storia d’amore e dunque una storia universale per definizione. Questo spiega perché, a differenza di “Persepolis”, non ho avuto bisogno dell’asciuttezza del cartone animato per sottolineare il fatto che, anche se ambientata in Iran, la vicenda narrata ci riguarda tutti in quanto esseri umani». L’elemento autobiografico è dunque, anche in questo lavoro come in “Persepolis”, un mero espediente narrativo che la Satrapi utilizza per mettere in scena sentimenti e passioni ben più universali: quelli della commedia umana, oltre ogni contingenza storica e differenza culturale. «Non credo agli scontri inconciliabili tra le culture», racconta. «Sono vissuta a lungo in due società, quella occidentale e quella iraniana, che molti considerano antitetiche, inconciliabili. Ebbene, le conosco entrambe discretamente e posso dire che non è così: la verità è che esiste un’unica identità umana, un’unica modalità di essere uomini. Il fanatismo del regime iraniano, per esempio, fa capo a una tipologia umana di cui abbonda anche l’Occidente, pur incarnandosi qui in forme diverse, spesso sapientemente camuffate. Il dialogo è possibile». Per il grande schermo la Satrapi progetta già la terza parte della sua “trilogia iraniana”, sempre in coppia con Paronnaud. «Sarà un western ambientato lungo la costa del Mar Caspio tra il 1900 e il 1950». (Completo e camicia, Azzaro Silver. Grooming Sonia Duchaussoy. Fashion editor Jean Luc Française)

 

text by Michele Fossi

published in L’Uomo Vogue, September 2011

Photo: Sophia Sanchez and Mauro Mongiello

 

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