Interview with Iranian film director Mehdi Naderi

Non stupisce più di tanto che il lungometraggio di debutto del trentasettenne regista Iraniano Mehdi Naderi, “Farewell Baghdad” – candidato ufficiale dell’Iran agli Oscar 2011 per la categoria “Miglior film straniero” – non sia riuscito ad entrare nella cinquina finale dei film in lizza per l’ambito premio. Il dramma di un soldato Americano che uccide accidentalmente una bambina nell’inferno della Baghdad occupata era forse davvero troppo per lo stomaco di un’America che vive ormai con crescente disagio il conflitto iracheno.  “Eppure solo ad una lettura superficiale il mio film può apparire anti-occidentale”, spiega con una punta di risentimento il regista. “Si tratta di una pellicola pacifista. Un film che ci parla di come, a dispetto delle più difficili circostanze, Americani e Iracheni possano imparare ad essere amici”. Non si tratta neanche –  ci tiene a precisare – di un film voluto e sponsorizzato dal governo di Teheran. “Magari!”, commenta ironicamente il regista. “Il budget di “Farewell Baghdad” è comparabile a quello che Sean Penn stanzia per le sue sigarette e Nicole Kidman per i suoi prodotti di bellezza! Realizzarlo è stato tutto fuorché una passeggiata. Ho aspettato per sei anni che mi dessero l’ok a girare. Ed abbiamo cambiato lo script diciotto volte”.  Alla nuova promessa del cinema iraniano l’immediato futuro riserva due nuovi progetti, censura permettendo: un film sulla vita degli ebrei in Iran e una trasposizione moderna delle mille e una notte: “A raccontare la storia”, anticipa il regista, “per la prima volta sarà niente meno che Sherazade”.

 

Pubblicato su L’Uomo Vogue, Febbraio 2011

 

 

 

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