The mysteries of Vostok lake

Anche al polo Sud esistono dei laghi. Non certo in superficie, dove il termometro non supera mai lo zero, nemmeno nei mesi più “caldi”, bensì nelle viscere più profonde dei ghiacciai perenni, a chilometri di profondità, dove il calore geotermico rilasciato da certe faglie della crosta terrestre crea le condizioni per lo scioglimento del ghiaccio. Nascono così i cosiddetti “laghi subglaciali”, un fenomeno geologico scoperto solo relativamente di recente  grazie ai radar di nuova generazione e ai satelliti.  Ad oggi, si conoscono oltre cento cinquanta laghi subglaciali, ma ve ne è uno, il più vasto finora individuato, chiamato lago Vostok in onore dell’omonima stazione scientifica Russa situata nelle vicinanze, che, per le sue dimensioni e le sue singolari caratteristiche, ha catalizzato in particolar modo l’interesse della comunità scientifica internazionale. “Il lago Vostok è stato scoperto per caso” – racconta il Prof. Barbante dell’università di Venezia. “I Russi si resero conto che la superficie del ghiaccio nei dintorni della loro stazione scientifica era sorprendentemente piatta e regolare, un’anomalia che li spinse, già negli anni ’70, a postulare l’esistenza di un’enorme massa d’acqua nascosta in profondità”. Situato alla base del ghiacciaio, a oltre quattromila metri dalla superficie, con i suoi 240 km di lunghezza e 50 km di larghezza e uno spessore variabile compreso tra i 300 e 500 metri, per un volume complessivo di 180 000 km cubi, paragonabile a quello del lago Ontario, il lago Vostok costituisce il più vasto ambiente acquatico isolato dal resto del mondo che si conosca. Si tratta di acque antichissime e di rara purezza, intrappolate nella morsa del ghiaccio in un periodo non ben determinato tra i 500 000 e il milione di anni fa. Molto dell’interesse per il lago nasce proprio da questo suo lungo isolamento, che potrebbe portare alla scoperta di forme di vita insolite, sconosciute, ancestrali, in grado di sopravvivere in un ambiente acquatico profondamente diverso da quello marino o dei laghi di superficie. Un ambiente decisamente ostile alla vita, che gli scienziati, nel loro gergo, definiscono “oligotrofico”. Tanto per cominciare per l’assoluta assenza di luce e il ricambio estremamente limitato di sostanze nutritive caratteristico degli habitat chiusi. Poi perché le acque del lago hanno la peculiarità di essere sature di ossigeno, presente in una concentrazione, di cinquanta volte superiore alla norma, che risulterebbe letale per tutte le forme di vita acquatica conosciute. Infine per la spaventosa pressione esercitata dall’immensa massa di ghiaccio sovrastante, responsabile tra l’altro del fatto che le acque del lago rimangono allo stato liquido nonostante abbiano una temperatura di tre gradi sotto lo zero.  Occorre tuttavia tenere a freno la fantasia: i ricercatori non si aspettano di trovare né un nuovo mostro di Lochness né creature fantasiose degne di un romanzo di Jules Vernes, ma semmai nuove specie di “estremofili”, ovvero microorganismi invisibili a occhio nudo amanti delle situazioni estreme. “Un recente carotaggio che ha perforato il ghiaccio per oltre 3700 metri arrivando  fino a soli 90 m dalla superficie del lago (uno dei più lunghi mai effettuati) ha portato alla luce un gran numero di microorganismi, alcuni apparentemente sconosciuti ai biologi, ma è ancora presto per escludere del tutto il dubbio che essi siano stati portati a tali profondità dal sistema di perforazione impiegato. Il nodo verrà ad ogni modo sciolto presto: i Russi hanno in cantiere per il 2010 una perforazione del lago, un’operazione delicatissima, rimandata da anni per gli alti rischi di contaminazione delle acque ad essa associati”.  Un’eventuale scoperta della vita nel lago Vostok avrebbe implicazioni sorprendenti non solo per i biologi marini, ma anche per gli studiosi dello spazio. “Europa, uno dei satelliti di Giove, è ricoperto da uno spesso strato di ghiaccio sotto il quale si cela probabilmente un vasto oceano, un habitat sotto molti aspetti simile a quello del lago” – prosegue Barbante. “Se troveremo la vita nel lago Vostok, si avvalorerebbe di molto l’ipotesi che possano esistere forme di vita extraterrestre”.

Pubblicato su L’Uomo Vogue, Luglio-Agosto 2008

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