La notte parla

La notte parla

Le sue interpretazioni zodiacali sconfinano nella psicologia e nella metafisica. Sarà per questo che Steven Forrest è così richiesto che per una one-to-one con lui occorrono quattro anni di attesa.

Michele Fossi

La scintilla d’amore tra Steven Forrest e le stelle scocca quando, poco più che decenne, i genitori gli regalarono per Natale un telescopio. Tre anni più tardi avverrà il fatidico incontro con una chiromante tedesca, che, indicandogli i Monti di Venere, Saturno e Giove sul palmo della mano, instillerà in lui la convinzione che i pianeti, quei puntini luminosi nel cielo ai quali per anni aveva dato la caccia col telescopio, siano oscure forze capaci di influenzare gli umani destini. Oggi Steven Forrest – “il più brillante astrologo dei nostri tempi” stando al decano della materia Rob Brezsny  – è uno degli esperti più richiesti al mondo, con un tempo di attesa per un suo oroscopo di ben quattro anni, e sicuramente uno dei più letti. Scrittore prolifico, i suoi bestseller Il cielo interiore, Il cielo di ieri e La notte parla sono venerati come bibbie dagli appassionati di astrologia – ed in particolare dai seguaci dell’astrologia evolutiva, la branca, da lui definita “astrologia psicologica integrata con la metafisica”, della quale è il padre fondatore. 

«Il problema dell’astrologia convenzionale è che descrive rigidamente le persone, affibbiando loro etichette immutabili, ignorando che l’essenza della vita è il cambiamento», spiega. «L’astrologia evolutiva, al contrario, si dà come scopo quello di supportare gli individui nei loro processi di trasformazione personale, aiutandoli a mettere a fuoco quali scenari futuri, tra i tanti possibili, possano dare più significato alle loro vite».

Rivelandoci gli archetipi dominanti della nostra persona – e cioè quelle qualità essenziali, come attitudine alla comunicazione o al comando, che possono essere tradotte anche in talenti e quindi in professioni ben specifiche – la posizione dei pianeti alla nascita, o Tema Natale, può fornirci, spiega, «un’utile mappa con cui esplorare quel misterioso territorio chiamato vita». 

«Più profondamente comprendiamo gli archetipi che abbiamo dentro, meno rischiamo di essere marionette nelle loro mani, diventando artefici del nostro destino». Parole che trovano eco nel pensiero dei grandi maestri della psicologia del profondo, da Freud e Jung in poi, e nella loro convinzione che occorra indagare l’inconscio per liberarsi dalla schiavitù delle forze nascoste che agiscono sulla nostra psiche. 

Dal teosofismo britannico ottocentesco Forrest attinge poi l’idea – tanto controversa, quanto affascinante – che nel Tema Natale di ogni persona si possano leggere anche riferimenti a questioni karmiche irrisolte. «Del karma», avverte, «è invalsa in occidente un’accezione distorta, di chiara matrice giudaico-cristiana, che ce lo descrive come una punizione per presunti peccati compiuti nel corso di vite passate. Consiste in realtà nell’insieme dei ricordi inconsci, più o meno traumatici, delle nostre precedenti incarnazioni, che in questa vita possono manifestarsi come coazioni a ripetere o paure apparentemente inspiegabili: studiando la posizione alla nascita dei nodi Sud e Nord della luna rispetto ai pianeti, pressoché unica per ogni individuo, è possibile raccogliere preziose indicazioni su quali esse siano e su come affrancarcene». 

Chi sperasse, mettendosi pazientemente in fila per un oroscopo di Forrest, di risalire a informazioni dettagliate sulle proprie vite precedenti, come il nome o il colore degli occhi, rischia di rimanere deluso: «Emozione pura, il karma contenuto nel Tema Natale si interpreta come una poesia, attraverso metafore e fatti immaginari, e non certo come l’articolo di un giornale! Ma niente di cui temere: in astrologia si può raccontare una verità profonda anche costruendo un castello di bugie».

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