Travel: Catamarca, Argentina.

Il percorso più suggestivo per scoprire la Catamarca, remota e aspra provincia del Nord-Ovest argentino, pressoché sconosciuta al turismo di massa, è sicuramente quello che attraversa la caldera del vulcano Galan: una pista accidentata e polverosa, percorribile solo in 4×4 e in compagnia di una guida, che, senza mai scendere sotto i 4000 metri, si snoda per centinaia di chilometri attraverso imponenti vulcani spenti e dune di sabbia colorata, in un continuo susseguirsi di paesaggi primigeni e allucinanti, degni di fare da sfondo ad un quadro di Dalì. Impossibile non rimanere turbati davanti a luoghi di una bellezza così inesauribile, che, come in un caleidoscopio, ad ogni curva si declinano in nuove linee e nuovi colori: forse anche per quella loro immobilità assoluta, terribile e inquietante, rotta solo di rado dalla corsa leggiadra delle vicuñas (le antilopi delle Ande) o, nelle vicinanze dei laghi, dal volo dei fenicotteri rosa che fuggono spaventati. Dopo aver pernottato all’ “Hostaria el Peñon”, nell’omonimo villaggio, (www.hostariaelpenon.com, un’inattesa oasi di buon gusto ed attenzione per il décor, dove è possibile assaggiare specialità regionali, come la carne di lama), l’esplorazione prosegue verso Ovest, imboccando la strada sterrata, lunga oltre 300 Km, che conduce a Tolar Grande, sede di un’importante miniera di litio. Dopo aver fatto rifornimento di carburante ad Antofagasta de la Sierra, ed aver attraversato per ore, senza mai incontrare anima viva, paesaggi che creano l’illusione di essere sulla luna, o nei dintorni del Monte Fato del Signore degli Anelli, si giunge alla piccola oasi di Antofalla, un piccolo pueblo di case spartane, dove, per la prima volta dopo giornate passate tra sedimenti, rocce e vulcani, si viene accolti da un colore pressoché dimenticato: il verde degli alberi. Nelle sue vicinanze, si può vivere l’esperienza mistica di passeggiare all’alba tra gli “ojos del Campo”, una serie di piccoli laghi di origine vulcanica colorati naturalmente, dal blu cobalto, al verde, fino all’arancione, dove i vasti paesaggi dell’altopiano, riflessi nelle acque immobili, si ribaltano in maniera surreale, tingendosi magicamente ogni volta di un colore diverso. Poche ore di strada più avanti, dal centro del Salar di Antofalla – un’immensa, accecante distesa di sale che si perde in ogni direzione all’orizzonte (con oltre 150 km di lunghezza è infatti il più esteso del mondo), emerge all’improvviso, visione inaspettata e conturbante, un vulcano nero dal profilo geometrico perfetto, davanti al quale si rimane pietrificati, in religioso silenzio, quasi si trattasse di un’astronave aliena a forma di piramide, atterrata sul sale nella notte dei tempi: il misterioso “Cono de Arita”, che ci segnala che la meta finale della traversata, Tolar Grande, non dista più di un’ora e che il rientro nella civiltà è imminente.

 

Pubblicato su L’Uomo Vogue, settembre 2014

 

 

Il

 

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